Editoriali

Superlega, ogni circo ha i suoi pagliacci

A ciascuno i suoi: dall’UEFA alla Serie A, è stato il trionfo dei clown

Per come si sono svolte le cose e per come è andata a finire, questa storia della SuperLega mi ha ricordato il colpo di stato in Turchia, dove a un certo punto, all’ultimo momento, alcuni apparati interni cambiarono idea intimoriti e tutti gli Stati stranieri che nell’ombra avevano appoggiato il golpe fornendo supporto a livello di intelligence e politico, si defilarono vigliaccamente uno dietro l’altro, lasciando il grosso dei rivoltosi al proprio tragico destino. E i loro leader ebbero pure la faccia tosta di presentarsi poco dopo davanti alle TV per condannare il fatto e mostrare solidarietà a quell’Erdogan che invece volevano eliminare come avevano già fatto con altri capi di Stato scomodi, in Libia e Iraq.

San Pep di Spagna

Anche l’altro giorno, in un folle crescendo di fake news e retrofront, nel giro di poche ore è stata una gara a chi, tra gli addetti ai lavori, si mostrava pubblicamente contrario sul torneo, la sparava più grossa e, soprattutto, a chi esibiva la faccia da culo migliore.

Da Pep Guardiola, coi suoi 25.411.551,00 di euro di stipendio annuale (circa 2.117.629,25€ al mese!) e una squadra che ha violato tutte le regole del fair play finanziario, fino a Toni Kroos, che di stipendio ne prende solo 11,7 milioni di euro netti da quel Real Madrid, tra i fondatori della Super Lega, a rischio bancarotta, e che sono sicuro non ci pensa minimamente a tagliarsi l’ingaggio per aiutare il suo club.

Tutti a dirci di quanto è bello lo sport, di quanto sia poco etico pensare a un campionato elitario solo per milionari (!!!). Perfino il Paris Saint Germain, e non è una battuta, ha voluto evidenziare come loro che hanno pagato 222 milioni per il solo cartellino di Neymar e 180 milioni di euro per Kylian Mbappé, preso però il primo anno col trucco del prestito per aggirare il fair play finanziario, “sono contrari a un calcio elitario dove chi è più ricco e può pagarsi i campioni vince, ma per le regole, le  “pari opportunità”, e “un calcio equo”.

Cuori d’oro

Assieme a loro, esempi virtuosi dello sport, decine di calciatori e dirigenti milionari si sono improvvisamente scoperti filantropi e si sono ricordati dei tifosi, della gente che soffre e dei valori del calcio. Ma solo per mezz’ora. Il tempo di qualche “Mi Piace” su Instagram o Facebook, due complimenti dal leccapiedi di turno che li segue, e trenta secondi di notorietà giusto per dire “io c’ero”.

Si, perché poi mica all’indomani questi signori hanno rinunciato ai loro stipendi e hanno deciso di giocare solo per amore. O smetteranno in futuro di chiedere 10-12 milioni di euro l’anno di aumento perché con solo 9 milioni non riescono a sopravvivere. Paraculi sì, fessi no. Come del resto dirigenti e calciatori italioti esclusi dal torneo dei Vip.

Perché questa è la cosa più ridicola di tutti: non solo a lamentarsi della Super Lega sono stati la UEFA e qualche grosso club internazionale, ma addirittura squadre e calciatori di cui si fa perfino fatica a ricordarsi i nomi.

La Serie A italiota: il più grande campionato dopo il Big Bang

Gli stessi che in Italia da anni sognano una Serie A senza la Juventus, che vivono morbosamente il sogno di un’altra Farsopoli, e che per dirla alla Andrea Agnelli, in 80 anni non hanno vinto mai nulla, si sono sentiti in dovere di dire la loro. E lì si è davvero toccato il fondo: perché a sentire qualche giornalaio nostrano, qualche pseudo dirigente truffaldino e un paio di atleti da torneo di briscola che non si sa come calcano i campi del nostro massimo campionato di calcio, sembrava che il nostro campionato sia ogni anno bello, combattuto e variegato. E che questa Super Lega avrebbe danneggiato l’intero movimento falsando in futuro un torneo equilibrato e incerto…

Forse sulla PlayStation, però. Perché solo limitandoci alle ultime venti stagioni, se escludiamo la Roma del 2000/2001 con annesse polemiche, Juventus, Milan e Inter hanno vinto insieme DICIANNOVE CAMPIONATI SU VENTI. Insieme detengono più trofei di tutte le squadre italiche, dalla Serie A alla Serie Z. E grazie al loro blasone, ai loro tifosi e ai soldi che generano, gli altri club del nostro torneo sopravvivono. Molti forse lo dimenticano: senza loro tre la Serie A non varrebbe niente, e non solo economicamente.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni