Secco: “Poulsen non era un bidone. Deschamps grande uomo. Avevo preso Cassano ma…”

Alessio Secco, ex direttore sportivo della Juventus, è ancora in attesa di sistemazione. Intanto, nei giorni scorsi ha rilasciato un’interessante intevista a CalcioGP nella quale ha esordito puntualizzando che la Juventus “non è una normale società dicalcio, è qualcosa di più. Una grande famiglia, un vero e proprio stile di vita”. Poi Secco rivela alcuni retrsocena su come avrebbe dovuto essere la Vecchia Signora post-Calciopoli: “Un governo a due. Capello manager all’inglese con pieni poteri sull’area tecnica e io al suo fianco. Capello firmò per il Real Madrid e dovetti affrontare la prima scelta drammatica. Ripartire da zero, senza sapere in quale serie avremmo giocato, circondati dallo scetticismo di molti tifosi prevenuti nei nostri confronti”.\r\n\r\nHAI passato una vita alla Juve, ottenendo un incarico importante nel momento più difficile della storia. Come si fa a programmare in determinate situazioni, senza sapere a quale campionato si è iscritti? \r\n“Si lavora alla giornata. Il progetto iniziale prevedeva un governo a due. Capello era la pietra miliare. Doveva assumere il ruolo di manager, sulla stessa lunghezza d’onda dei suoi colleghi inglesi, con pieni poteri sull’area tecnica. E io avrei dovuto affiancarlo. Era anche stato lui, infatti, a fare il mio nome per il ruolo di direttore sportivo. Poi è arrivata la chiamata del Real e tutto andò in fumo. Non mi sento, però, di condannarlo. Perché ha sempre dichiarato, durante la sua esperienza alla Juve, di essere rimasto molto legato all’ambiente madrileno”. \r\n\r\nUNO dei tuoi grandi meriti è stato quello di aver convinto molti giocatori della Vecchia Guardia a restare anche in B. I tifosi, comunque, ancora oggi non sono riusciti a digerire le cessioni di Ibra e Vieira all’Inter e soprattutto di Mutu, che hai sempre definito il tuo vero rimpianto…\r\n“In quel momento era difficile convincere certi campioni a restare. Non potevamo permetterci di tenere tutti, era necessario fare cassa. Così abbiamo dovuto fare delle scelte mettendo in conto anche le qualità comportamentali, non solo l’aspetto tecnico. Alla fine è rimasto chi incarnava i crismi della juventinità sia dentro che fuori dal campo. Io avrei desiderato fortemente tenere Mutu, ma eravamo costretti delle rinunce. Quindi considero la sua cessione più un rimpianto sportivo che un errore gestionale”. \r\n\r\nIL vostro primo tecnico fu Deschamps. I maligni dicono fosse “pilotato” dal suo procuratore, soprattutto sul mercato… \r\n“Didier l’ho scelto io. Avevo un grande rapporto con lui fin da quando arrivò in bianconero, da giocatore. E’ stata una mia idea, appoggiata prima da Sant’Albano e poi da Cobolli e Blanc. Può darsi che lo stretto rapporto con il suo procuratore (Jeannot Werth, ndr) rischiasse di influire in alcune scelte. Oggi, però, non è più legato a lui. La verità è che in quel maledetto anno, pieno di tensioni, ogni parola detta in un certo modo veniva ingigantita. Anch’io ho commesso degli errori. E riconosco a Deschamps una grande dote, rarissima nel mondo del calcio: quello di aver ammesso lo sbaglio”.\r\n\r\nPOI è arrivato Ranieri. L’acquisto diPoulsen al posto di Xabi Alonso è stata una sua scelta o faceva tutto Blanc?\r\n“A distanza di anni mi viene da ridere a dover parlare ancora di questa storia. Le scelte sono state condivise da tutti, allenatore e società. Ricordiamoci che Poulsen era il capitano della nazionale danese e aveva vinto trofei internazionali con la maglia del Siviglia. Ritengo totalmente fuori luogo le critiche che gli sono piovute addosso. Non meritava un trattamento del genere”. \r\n\r\nHAI detto recentemente che nell’estate del 2008 avevi in pugno Antonio Cassano. Perché l’operazione non è andata a buon fine?\r\n“Avevo raggiunto un accordo di massima. Poi l’ho proposto in società, ma non ho trovato unità d’intenti. Non potevo decidere da solo. Sarebbe stato un ottimo colpo, a mio giudizio, ma purtroppo è andata diversamente”. \r\n\r\nDOPO il tecnico romano, è il turno di Ferrara. E’ vero che gli arrivi di Diego e Melo sono stati decisi da Elkann e dal principale artefice del famoso “projettò”(Jean Claude Blanc,ndr), senza aver-ti coinvolto direttamente?\r\n“Smentisco decisamente. Tutte le operazioni di mercato erano portate avanti consultandoci sempre con l’allenatore. Il resto sono solo chiacchiere da bar”.\r\n\r\nA proposito di mercato, Bettega ha dichiarato di aver provato in passato a prendere Bale. Confermi?\r\n“Sì, ci abbiamo provato. Ma già le richieste erano abbastanza esose. Il Tottenham ci ha sparato un prezzo alto, fuori mercato. Doveva essere preso prima Bale, quando ancora non giocava a questi livelli, nel periodo in cui veniva spesso relegato in panchina. Ora è veramente complicato acquistare certi giocatori, costano troppo”. \r\n\r\nPARLIAMO un po’ della Juve attuale. Cosa è successo quest’anno, perché è di nuovo incappata in un’altra stagione deludente?\r\n“Questa società paga l’onda lunga di Calciopoli. E per onda lunga intendo il fatto che è stato raso al suolo un capitale importante, sia dal punto di vista economico che tecnico. Ciò ha permesso alle rivali come Inter, Milan e Roma, che già avevano una solida base, di rinforzarsi ulteriormente aumentando così anno dopo anno il gap con la Juve. E’ questa la realtà”. \r\n\r\nCOME giudichi il lavoro di Marotta? La gente non riesce a capire cosa ci faccia uno come Paratici al suo fianco, dato che decide sempre tutto lui… A questo punto non era meglio che fossi rimasto tu? \r\n“Non mi piace giudicare il lavoro dei colleghi. Perché ognuno di noi fa delle scelte personali, che prima di tutto vanno rispettate. Poi se sono azzeccate o meno è sempre il campo a dirlo. Ad esempio io non avrei mai ceduto Diego perché sono sicuro che avrebbe fatto la differenza in questa squadra, ma ripeto è solo una mia idea, non deve per forza essere condivisa dagli altri. Non finirò mai di ringraziare questa società per quello che mi ha dato, ovviamente non è che mi ha fatto piacere averla lasciata… Ho rispettato tale decisione, anche se non l’ho condivisa”. \r\n\r\nHAI appena sostenuto che l’effetto Calciopoli è la causa principale degli insuccessi di questi ultimi anni. Che idea ti sei fatto di questa sempre più intricata vicenda?\r\n“Mi attengo a quello che hanno sempre sostenuto i giocatori, ovvero che gli scudetti del 2005 e 2006 sono stati vinti meritatamente sul campo. Io ero spesso accanto a loro mentre si allenavano e so quanti sacrifici hanno fatto per vincerli. Il resto non mi interessa”. \r\n\r\nAFFRONTIAMO ora la questione relativa alla futura guida tecnica. Se dovesse essere esonerato Luigi Delneri, cosa assai probabile, chi vorresti al timone della Signora, un allenatore esperto come Spalletti o figure emergenti come Conte e Gasperini?\r\n“Se parliamo di esperienza sul campo, uno come Gasperini non ha nulla da invidiare a Spalletti. Anche Conte lo vedo bene, anche se non ha ancora allenato a certi livelli. Antonio comunque era già un allenatore in campo… Sono loro i miei preferiti”. \r\n\r\nQUANTE chance dai a questa squadra di raggiungere il tanto agognato quarto posto?\r\n“Sinceramente, poche. Ci sono tre squadre davanti, penso sia molto difficile. Vedo la Roma favorita per l’organico e il calendario”. \r\n\r\nPER il tuo futuro si parla dell’ipotesi Sampdoria.Ci sono stati contatti?\r\n”Ho sentito anch’io certe voci. Ma al momento non sono stato contattato da nessuno. L’interesse della Sampdoria mi lusinga molto perché è gestita da persone valide e altamente professionali. E’ un onore essere accostati a realtà di questo tipo anche se al momento faccio parte di una società di marketing sportivo, leader a livello mondiale”.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni