Ora la signorina deve uscire dal labirinto (di Roberto Beccantini)

Non capita spesso che una squadra ne affronti un’altra dopo aver a lungo corteggiato non già un suo fuoriclasse, ma un suo dirigente. È il caso di Juventus- Sampdoria, partitissima del mercoledì di campionato. A essere sinceri, si era parlato anche di Antonio Cassano: come no. Ma l’obiettivo numero uno è sempre stato – e rimane – Giuseppe Marotta.\r\nL’amministratore delegato della Sampdoria è uomo di calcio. In estate, si scriveva di lui come del referente tecnico che mancava, e manca, alla babele societaria. Lo voleva John Elkann, non lo voleva Jean-Claud Blanc. Alla fine, vinse Blanc. Meglio ancora: stravinse; non solo è rimasto amministratore delegato e direttore generale, ma è diventato anche presidente. Tre su tre: alè. Marotta, povero illuso, aveva chiesto garanzie e autonomia. In parole povere: la Juventus è la Juventus, per carità, ma se il mercato lo fa Secco e al resto pensa Blanc, che cavolo vengo a fare?\r\nAppunto. Carta canta e classifica ride: Inter punti 22, Sampdoria 20, Juventus 18. C’era una volta la stagione dei proclami e dei titoloni. Ormai sono i giornali – certi giornali, almeno – a urlare i cori più ultrà, e gli ultrà ad avanzare le analisi più caste. Ciro Ferrara ha smarrito l’identità che, sull’onda degli episodi, lo aveva portato a raccogliere quattro vittorie su quattro. La Samp sprizza salute da tutti i pori. Ha impiegato un tempo per demolire il Bologna, avversario che, con un altro allenatore, aveva rimontato la Signorina con pieno merito.\r\nDal ritorno in A, Juventus e Sampdoria hanno sempre pareggiato: 3-3 e 0-0 a Marassi, 0-0 a 1-1 all’Olimpico. Occhi aperti, dunque. Da Walter Mazzarri a Gigi Del Neri, la Samp ha lasciato il 3-5-2 per abbracciare, e rielaborare, il 4-4-2 del laboratorio Chievo. Uno dice: Cassani & Pazzini. Che discorsi. Non solo, però: anche un portiere di rendimento come Castellazzi, anche esterni come Mannini o giovani rampanti come Poli. Ridurre la scalata della Samp alla ditta C & P sarebbe offensivo e pericoloso.\r\nI doriani hanno, inoltre, un vantaggio mica da ridere: esclusi dall’Europa, possono dedicarsi esclusivamente al campionato. La Juventus no. La Juventus deve sdoppiarsi, impossibile resistere alle sirene della Champions. In attesa di Alessandro Del Piero, i bianconeri hanno raccolto una vittoriuzza cruciale a Siena, ex magazzino dell’impero. La giostra dei moduli non ha contribuito a sollevare il livello della manovra. Ferrara naviga a vista. Per tagliare il nodo Sampdoria servono forbici affilate. Né le periodiche allusioni a un ritorno di Marcello Lippi – verosimili, se non addirittura vere – aiutano a saldare la concentrazione all’obiettivo più vicino.\r\nLa Juve di Siena era una squadra senza radar, in balìa di rivali troppo fragili perché potessero impedirle di tornare al successo. Gigi Buffon non può fare sempre miracoli. Diego sta inseguendo se stesso. Cassano e Pazzini hanno fame, hanno voglia e formano la coppia più trendy del campionato. La Juve deve uscire dal labirinto, uscire per ricominciare. Il tempo dell’enfasi è scaduto.\r\n(La Stampa.it)

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Pubblicato da
Alberto Zamboni