Editoriali

La nuova Juventus sotto il segno di Sarri

Il nuovo corso tracciato dalla Juve 2019-2020 è palese: vincere e convincere attraverso la qualità del gioco. Per questo motivo la dirigenza bianconera ha deciso di affidare a Maurizio Sarri la guida tecnica dei campioni d’Italia, poiché lo stato maggiore juventino ritiene l’ex allenatore del Chelsea in grado di far compiere quello step necessario che possa soddisfare l’esigenza dei tifosi zebrati, bramosi di ammirare un calcio propositivo e strappapplausi. Ma questa, a quanto pare, non è l’unica ragione che avrebbe invogliato anzitutto Fabio Paratici ad andare all-in sul mister napoletano ma toscano d’adozione. Infatti, secondo il direttore sportivo della Vecchia Signora, che avrà l’obbligo di allestire una rosa funzionale all’innovativo progetto tecnico-tattico, Sarri sarà capace di rilanciare e valorizzare definitivamente alcuni calciatori (Rugani, ad esempio). Dunque, senza dover intervenire sul mercato attuando un repulisti, bensì programmando una campagna acquisti incentrata sul perfezionamento dell’organico attualmente a sua disposizione.

Pregi e difetti del Sarrismo

Il calcio di Sarri è arioso e assai piacevole. Asserire il contrario sarebbe intellettualmente disonesto. I suoi principi di gioco sono precisi e ben definiti: squadra corta e aggressiva, baricentro alto e ricerca spasmodica del totale dominio della palla rappresentano i tre punti focali della sua filosofia calcistica. Le sue squadre tendono a costruire dal basso coinvolgendo anche il portiere, senza (quasi) mai alzare il pallone, fraseggiano nello stretto a velocità sostenuta e ricorrono alla verticalità improvvisa appena si presenta l’occasione giusta. Pure le frequenti sovrapposizioni dei laterali bassi schierati nel suo canonico 4-3-3, volte a creare situazioni di superiorità numerica sulle corsie esterne, rientrano nei dettami. Ma il vero segno particolare della sua carta d’identità da allenatore è il seguente: palla avanti-palla dietro-palla nello spazio per pescare il terzo uomo pronto ad attaccare la profondità. Questa è la caratteristica che più di tutte rende riconoscibile il gioco di Maurizio Sarri, soprattutto nei tre anni di Napoli. Un’altra peculiarità è la ricerca dei tagli sul primo o sul secondo palo da parte dei suoi esterni alti, schema che sovente riusciva con un Callejón abilissimo sotto questo aspetto. Tutto ciò, ovvero il credo calcistico di Sarri, è incardinato su un’altissima intensità agonistica che è fondamentale per rendere fluide le trame di gioco da lui architettate.

Fin qui il bicchiere è mezzo pieno. Di contro, però, si evidenziano delle lacune che destano tantissime preoccupazioni. Analizzando le statistiche del Chelsea di Maurizio Sarri si può notare come la sua fase difensiva sia tutt’altro che inappuntabile. I Blues, infatti, hanno subìto 39 reti in 38 match di Premier League, realizzandone 63. Ciò significa solo il sesto miglior attacco del campionato, dietro a Manchester City, Liverpool, Arsenal, Tottenham e Manchester United e la terza miglior difesa in coabitazione con gli Spurs. La retroguardia dei Blu ha incassato ben 16 gol in più dei Citizens vincitori della Premier e 17 reti in più rispetto ai Reds vicecampioni d’Inghilterra. Questo testimonia che purtroppo, sovente, il pacchetto arretrato delle formazioni di Sarri non è schierato nel modo corretto, spesso mal allineato. Ma la fragilità difensiva dipende anche dal pressing ultraoffensivo generalmente attuato dalle sue compagini che, in alcune circostanze, causa invitanti voragini sfruttate a campo aperto dagli avversari. Ad onor del vero, nonostante ciò, il Chelsea ha disputato complessivamente un’ottima stagione, coronata dalla meritata vittoria dell’Europa League grazie a un sonoro 4-1 sull’Arsenal. Oggi il più grave difetto tecnico-tattico del tabagista incallito è riconducibile all’assoluta mancanza di equilibrio fra fase difensiva  e offensiva, come i numeri, per nulla entusiasmanti, certificano. Ma non finisce qui.

La scarsa attitudine al turnover è un altro punto debole non indifferente del Sarripensiero, così come la sua pervicacia nell’affrontare quasi tutte le partite a ritmi forsennati, senza provare a gestire determinati momenti della gara cercando di abbassare il ritmo ove necessario, in maniera da far dosare le energie psicofisiche ai suoi calciatori. Sarà indispensabile che il caffeinomane superi in fretta e furia questi grossi limiti. Per il bene di tutti. Per lui se vorrà realmente diventare un allenatore di blasone mondiale, per la Vecchia Signora se avrà intenzione di ottenere risultati eccezionali. Il sarrismo è molto complesso, perché incardinato su automatismi perfettamente oleati, matematici, che richiedono un periodo di rodaggio, in quanto parecchio complicati da inculcare nell’immediato ai giocatori. Pertanto, repetita iuvant, il sigarettista accanito dovrà scalare un Everest per imporsi come uno fra i primi cinque migliori tecnici al mondo. Ora gli è capitata l’occasione della vita per dimostrare il suo vero valore. L’augurio è che i tifosi di Madama si armino di santa pazienza, visto e considerato che per vedere il Sarriball occorrerà del tempo. Se non si avrà voglia di attendere saranno tempi bui per il popolo bianconero, specie se le vittorie dovessero tardare ad arrivare.

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Pubblicato da
Stefano Dentice