Narducci alla Gazzetta: “I sorteggi erano truccati, le telefonate dell’Inter ininfluenti. I baffi rossi? Non esistono”

Il tempo si è fermato per il PM di Napoli Narducci: parla ancora di sistema, di reati penali, di sorteggi truccati (del testimone Manfredi Martino rivelatosi un grande boomerang per l’accusa), ma soprattutto aggiunge che le telefonate dell’Inter c’erano, ma sono state ritenute irrilevanti. Peggio che peggio. Non aggiungiamo altro, vi lasciamo ad uno stralcio dell’intervista rilasciata alla ‘Gazzetta’ di oggi, dall’Assessore al Comune di Napoli, Giuseppe Narducci, dopo aver ritirato il premio ‘Marzani’ a San Giorgio del Sannio.\r\n\r\nDottor Narducci, la sua è stata una fuga da Calciopoli?\r\n“No. Il mio lavoro nel processo era comunque finito. L’inchiesta era partita nel settembre del 2004. C’è stata, anche se ormai molti lo dimenticano, una prima sentenza emessa, quella con rito abbreviato. Ho battuto il mio record personale con oltre diciotto ore di requisitoria. Ormai Calciopoli attende solo la sentenza. E io ho potuto scegliere di mettermi al servizio della città”.\r\n\r\nMa perché lei disse «Piaccia o non piaccia, non ci sono telefonate di altri dirigenti coi designatori» quando queste chiamate esistevano?\r\n“Quella frase è stata sempre e volutamente equivocata. Era inserita nel contesto del processo e significava che non avevamo altre telefonate “penalmente rilevanti” nel fascicolo. Come potevamo pensare che in un’intera stagione, con 170 mila telefonate intercettate, Bergamo e Pairetto non avessero parlato con altri dirigenti di società? Saremmo stati degli stupidi”.\r\n\r\nLa Federcalcio sottolinea che quelle «altre telefonate» non le ha mai avute.\r\n“La Federcalcio venne da noi appena scoppiato pubblicamente il caso Calciopoli, siamo ai primi di giugno 2006. Ci chiese immediatamente tutta la documentazione in nostro possesso e noi aderimmo all’invito. Consegnammo le carte sulle quali stavamo lavorando”.\r\n\r\nQuindi a Borrelli e a Rossi consegnaste solo le informative dell’inchiesta?\r\n“Noi ci concentravamo sulla nostra indagine, sul reato. Dopodiché, più tardi, le telefonate sono entrate nella disponibilità di tutte le parti”.\r\n\r\nRecentemente i periti della difesa di Luciano Moggi hanno trovato nei brogliacci telefonate segnate dai carabinieri con «baffi» rossi, quindi giudicate rilevanti secondo un ipotetico codice di lavoro, che si riferivano proprio alle intercettazioni bis.\r\n“Vorrei proprio vederli quei brogliacci: sono in bianco e nero, come sono stati visti i colori?”.\r\n\r\nComunque quelle chiamate ci sono.\r\n“Si parla delle telefonate di Facchetti e di altri dirigenti come se ci fosse un filo diretto analogo a quello che noi abbiamo evidenziato per Moggi e l’associazione sotto processo. Si è cercato di far passare il concetto che tutti facevano le stesse cose e che quindi non c’era colpevolezza. Non è vero! C’è stata una campagna furibonda per affermare: tutti responsabili, nessun responsabile. Non era così”.\r\n\r\nMa ci sono decine di chiamate in cui i dirigenti dell’Inter, e non solo loro, parlano con i designatori.\r\n“Quelle telefonate non hanno valore penale. Non c’entrano niente con la struttura di potere che scoprimmo e che governava tutto il calcio professionistico italiano. Un qualcosa di unico che non aveva paragoni con il passato, un’associazione che non metteva insieme solo uomini e società, prima fra tutte quella di Luciano Moggi, ma anche alcuni pezzi delle strutture federali. L’associazione aveva in mano i designatori. C’erano i cellulari con schede svizzere che solo in parte abbiamo potuto ascoltare, quando ne\r\nidentificavamo uno da intercettare i numeri cambiavano. E c’erano i sorteggi”.\r\n\r\nChe notai e diversi «giornalisti-sorteggiatori» hanno definito regolari.\r\n“Ci sono le testimonianze degli impiegati della Commissione Arbitrale, Dario Galati e Manfredi Martino. I giornalisti che partecipavano al sorteggio erano inconsapevoli di quello che avveniva e non avevano alcuna possibilità di controllo”.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni