Moggi “Campionato ancora non è chiuso, Inter in agonia”

“ Stasera la prima tappa senza recupero, una delle due fuori dalla Coppa Italia. Semifinale di lusso quindi tra un Milan atteso e una Juve tornata imperiosa sugli antichi scranni, ed in vantaggio per il 2-1 dell’andata, che può valere molto. Ma ancor di più conta la spinta che la squadra di Conte ha avuto dall’ultima giornata, d’improvviso è sembrato colmato il gap che la divideva dal Milan, indipendentemente dai quattro punti rimasti a favore dei rossoneri”. Luciano Moggi analizza così il duello tra Milan e Juventus: le due compagini si stanno giocando lo scudetto, ma stasera si affronteranno in una gara senza appello per guadagnarsi la finale di Coppa Italia. “Allegri non lo dice ma vorrebbe tentare il triplete – prosegue l’ex direttore generale bianconero dalle colonne di ‘Libero’ –  Conte punta sulla fame arretrata dei suoi e sulle invenzioni di Pirlo e Vucinic. Partita aperta e un’occasione di portata storica per il club bianconero che ha dovuto ricominciare dopo Calciopoli con inevitabili pause e qualche errore di troppo, colpa di dirigenti sbagliati al posto sbagliato (Blanc). Andrea Agnelli è il protagonista della rinascita, con il campionato ancora tutto da giocare e la finale di Coppa da prendere subito”.\r\n\r\n\r\nTornando al campionato, poi, Moggi analizza il momento critico dell’Inter, che ricorda tanto tutto ciò che tutto il mondo ha potuto ammirare prima della farsa di Calciopoli: “Campionato dalle molte storie, c’è quella dell’Inter, per la quale non ci sarebbero più aggettivi, agonia interminabile, Moratti che non ne può più, nessuno a dire che è solo colpa sua, una riproduzione esatta dello scenario precalciopoli, lo dicono i numeri, 2005-2006 classifica finale con la Juve a 91 punti, Inter 78, 13 in meno della squadra bianconera, dieci dal Milan, e qualcuno ebbe allora il coraggio di regalare ai nerazzurri uno scudetto e qualche altro adesso non ha avuto il coraggio di revocarlo. Moratti ancora come Schettino, lascia prima del tempo la nave che affonda. Una baraonda, Branca e Oriali s’in sultano su risultati e competenze, Lele non faceva il mercato dice il ds. Giusto, infatti nell’ufficio di Ghelfi, in piazza S. Babila, quando la Juve si prese Cannavaro dando in cambio alla pari il portiere Carini, c’era solo Branca. Un arbitro pietoso, Gava, ha evitato il peggio, per l’Atalanta c’era un rigore che poteva valere la vittoria per i bergamaschi. Pensate un po’, la beneamata (?) sarebbe finita all’ottavo posto in classifica, distanziata anche dal Catania, che quest’anno ha una sua storia molto orgogliosa”.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni