Moggi, annullata la sentenza Gea: “Ora c’è chi si mangia il fegato”

La Cassazione ha ieri annullato la sentenza Gea nei confronti di Luciano e Alessandro Moggi. La macchina del fango ha cercato l’ultimo colpo di coda parlando di prescrizione: ribadiamo, si tratta di annullamento della sentenza della Corte d’Appello, per cui il casellario giudiziario di Moggi è pulito. A distanza di qualche ora dalla sentenza, l’ex dg della Juventus ha parlato alla trasmissione radiofonica ‘Stile Juventus’ su Radio Manà Manà Sport:\r\n

“Io non ero presente fisicamente, i giornali possono scrivere ciò che vogliono anche perché in tanti rimangono male se io vengo assolto, non mi importa niente, ma l’importante è che il mio casellario giudizario è pulitissimo – dice Moggi ai microfoni di Nicola De Bonis – Non si tratta di prescrizione, è stato assolto il punto d’accusa sulla violenza privata al calciatore Blasi, a me interessava uscirne fuori; pensate che si partiva da un’associazione a delinquere e invece cosa era rimasto: una violenza perché non avevo pagato lo stipendio ad un calciatore che veniva da 6 mesi di squalifica per un caso di doping”.

\r\nL’attacco alla stampa che ha in questi anni gettato fango sulla famiglia Moggi è durissimo:\r\n

“Dovrebbero vergognarsi – prosegue l’ex direttore generale della Juve – tutti coloro che continuano a parlare a modo loro, e a scrivere le cose a modo loro. Della Juventus  mi sembra che la Gea avesse solo due calciatori, un nazionale italiano Tacchinardi e uno rumeno Mutu, preso a parametro zero e rivenduto dalla Juve a 9 milioni, quindi tutto sommato penso a tutti quelli che parlavano di un’enorme quantità di calciatori sotto contratto con la Gea, ennesima bugia tra le tante dette a quel tempo: io non voglio andare appresso a questa gente, che ora si mangia il fegato davanti  a queste sentenze e non do spiegazioni a nessuno di loro, anche perché queste persone non hanno il coraggio di guardarsi allo specchio mentre io certamente lo posso fare”.

\r\nFoto Getty Images – Tutti i diritti riservati

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Pubblicato da
Alberto Zamboni