Serie A 2021-2022

Milan-Juve 0-0, le pagelle: bianconeri speculativi, si esalta la difesa

Il giudizio di Dio sul big match della 23a giornata di Serie A

Milan-Juve 0-0: il meglio e il peggio visto ieri sera a San Siro.

SZCZESNY 6 – Bello Fratelli di sangue, la storia di Zagor ristampata a dicembre. Lui la legge prima e dopo la partita. Oggi, complice la conferenza stampa di Allegri, ha deciso di non portarsi nulla da leggere in campo: molto atletici, bravissimi tecnicamente, occhio alle ripartenze: era una partita in cui ci si sarebbe difesi e lo si fa con attenzione.

DE SCIGLIO 6.5 – Modello posteggiatore abusivo: arriva, ti chiede due spiccioli, tu glieli dai e puoi fare quello che vuoi. Invece pare che Leao si sia rifiutato di pagare l’obolo e De Sciglio lo contiene.

RUGANI 7 – Claudio Bisio ha fatto anche il cantante, ma lo sanno in pochi; certo al giorno d’oggi il suo album sarebbe fuorilegge, per un uso quantomeno discutibile del politicamente corretto: eppure quell’album era meglio della sua carriera da attore di film, meno discutibili, ma brutti.

CHIELLINI 6.5 – Uomo semplice; si esalta per una respinta di piede su tiro da fuori. Un po’ come quando il cinema impazzì perché Legolas nel Signore degli Anelli, faceva skate con uno scooter. Io da piccolo ho visto tamarri impennare con la ruota d’avanti. E allora?

ALEX SANDRO 6 – Per rendere credibili i supereroi al cinema, hanno dovuto mettergli le tutine in latex. Chi crederebbe a un tizio che indossa le mutande sopra i pantaloni e che appoggia palloni in area agli avversari?

CUADRADO 5.5 – Si era fatto leggere le carte; la grande signora della Macumba Colombiana aveva detto che la partita sarebbe finita 0-0. E allora perché impegnarsi?

MCKENNIE 6 – L’unico che arriva in aria, ordina qualcosa al bar, aspetta che arrivino gli altri, lascia tutto sul conto di Allegri e va a casa. Anche oggi gli hanno fatto il bidone e lo hanno lasciato solo.

LOCATELLI 5.5 – Enea forse non portava la barba, o almeno io non lo immagino così: non è l’antieroe, ma l’eroe umano che sulle coste del Lazio da il là per la nascita di Romolo, Remo e Turone (senatore romano che segnò anche un gol poi annullato). Essendo umano, ieri ha anche sbagliato tanto.

BENTANCUR 6.5 – Migliore in campo a centrocampo: e come diceva il presidente della Longobarda, perdere e perderemo. Ieri si è pareggiato e quindi meglio della media.

ARTHUR 5 – Entra sminchiato. Allegri lo ha distolto dalla lettura di L’antica arte di mettersi le mani nel naso. Continua a giocare così, con la voglia di tornare a finirlo.

BERNARDESCHI 5 – L’incredibile storia di Winter il delfino, ha perfino avuto un seguito. Trovare su Wikipedia che Winter (la delfina) interpreta sé stessa, mi fa domandare se il commissario Rex si chiami così, o cosa.

DYBALA 5.5 – Resta imballato come l’abbonato Netflix: c’è così tanta scelta che passa la serata a decidere cosa vedere. Alla fine è già tardi, il giorno dopo è lunedì e la serata finisce dopo aver ordinato la pizza tonno, cipolla e peperoni e una decina di trailer.

KEAN 5.5 – Quando entra in campo speriamo tutti che possa dare la scossa alla squadra. Poi un déjà-vu: quest’anno ha segnato solo se lo hanno preso a pallonate; come i libri di Madeline Miller, la storia di Circe la conosci già, e anche quella di Achille, solo che lei ci aggiunge le scene sozze e quelle inutili.

MORATA 5 – Gianni Ciardo ha avuto una discreta carriera. Di tanto in tanto si riaffaccia in TV, fa qualche sketch, viene invitato a Zelig e passa a salutare Pippo Baudo. E fa anche tour nei teatri; un discreto giramondo se paragonato alla staticità solitaria di Morata

ALLEGRI 5.5 – Speculare; ha un solo nome questa Juve. Dopo aver fatto i complimenti ai ragazzi per la bellissima partita, restiamo al vai avanti tu che a me viene da ridere, visto che in area non c’è nessuno, altrimenti ci arrabbiamo e più calma, ragazzi. C’è anche tempo per rivedere: chi trova un passaggio trova un tesoro. Morata muore di solitudine e Dybala fa un corso da amanuense medievale, almeno risparmia sull’iscrizione.

TENET IN THE DARK – (Riavvolgiamo il tempo e cambiamo il passato, consapevoli di ciò che è accaduto nel futuro)

Un rigore; ma è inutile lamentarsi. 90 minuti (come tutte le altre partite) e nemmeno un tiro in porta.

I problemi bisognerebbe cercarli altrove: nella condizione atletica di una squadra che pare sempre in debito di ossigeno, anche la Salernitana sembrava più in palla. Nel non rischiare mai a cercare il secondo gol e nell’utilizzare il momento di calma, non per gestire ma per spegnere il cervello, come in vacanza.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni