Mandzukic: “La Juve è un’istituzione, compagni uomini veri”

Mario Mandzukic, centravanti croato della Juventus, ha rilasciato una lunga intervista a “Sportske novosti”. Di solito non ama parlare con la stampa, ma preferisce esprimersi con i gol in campo: dopo essere stato vicino alla Juventus già tre anni fa, finalmente l’ex Bayern e Atletico Madrid si è trasferito in quella città, Torino, che da tempo aveva definito come l’ambiente ideale per vivere in serenità. I giornalisti croati lo inseguono e la prima domanda è sul perché non parla mai con i colleghi italiani: “Non l’ho fatto. Non amo molto queste cose, amo la mia pace. Non sono arrabbiato con i giornalisti, non li biasimo, nonostante loro scrivano tante cose… Ma capisco che debbano scrivere qualcosa. Penso che la cosa più importante – spiega chiaramente Mandzukic – sia quello che dimostro sul campo, le mie performance, e poi tutti possono dare i loro giudizi”.\r\n\r\nQuanto alla sua prima parte di esperienza bianconera, Mandzukic sembra già essere abbastanza soddisfatto: il bilancio è di una Supercoppa già in bacheca, 9 gol e un assist. “Devo dire che la Juve è partita molto bene – prosegue – , abbiamo vinto la Supercoppa Italiana, ho segnato in quella vittoria contro la Lazio, tutto sembrava molto promettente. Ma all’inizio del campionato siamo entrati in un brutto periodo, con due sconfitte ed un pareggio, e, per la reputazione della Juventus, immediatamente sono nate delle pressioni. Tutta la negatività era per la squadra e per me personalmente. Non solo stavo giocando male ma ho iniziato anche ad infortunarmi, ho avuto un’infezione che mi ha colpito per lungo tempo e mi ha debilitato. Qualche volta sono rimasto sveglio per tutta la notte pensando a cosa mi stava accadendo, sembrava fossi completamente bloccato. Ero veramente disperato perché non riuscivo a vedere la via d’uscita a quella situazione che non mi era mai successa nella mia carriera”.\r\n\r\nPer fortuna il periodo nero è passato e Mandzukic ne è uscito lavorando duramente e senza fare proclami sui giornali: “Non avrebbe aiutato, si sarebbe detto che stavo cercando degli alibi. In quella partita sfortunata contro l’Udinese, all’inizio ho colpito un cartellone pubblicitario con il gomito nella zona del malleolo. Hanno suturato la mia ferita, ma poi la ferita cominciò a fare male e a pulsare durante la notte. C’era un’infezione, ho dovuto prendere gli antibiotici e il dolore è continuato per almeno due mesi. Agli allenamenti, durante le partite, ogni tocco era un inferno. Non voglio lamentarmi, non sono quel tipo di persona, però era chiaro che quello non ero io. Il mio sistema immunitario si era indebolito, mi sentivo debole, senza forze. Poi ho avuto un infortunio al tendine – sottolinea – , un’altra pausa, e un lavoro differenziato in aggiunta a quello normale. Orribile…”\r\n\r\nQuando si pensa alla parentesi di Mandzukic all’Atletico Madrid, molti la guardano come un’esperienza negativa, contraddistinta da un brutto rapporto con Simeone. Nulla di vero secondo il diretto interessato: “Sono stato molto bene a Madrid. Tutto mi andava bene: la squadra, l’allenatore, la città, la vita, il campionato. Quell’infortunio è stato un fattore chiave che mi ha disturbato, perché non sono più lo stesso quando non mi sento al 100% per combattere. I giornali hanno scritto un sacco di cose, ad esempio sul mio cattivo rapporto con l’allenatore, ma sono falsità. Simeone è stato sempre leale con me, mi ha supportato e incoraggiato, lui ha sempre sottolineato la mia importanza per la squadra. Ho avuto una eccellente relazione con i miei compagni. Ma quando le cose vanno male è difficile interrompere questa linea negativa. Nessuno mi aveva detto di andarmene, volevano che restassi. Ma quando è uscita la storia sui miei cattivi rapporti con il mister sono arrivati alcuni club interessati al mio acquisto”.\r\n

Mandzukic: “La Juve nel destino”

\r\nGià due anni fa, prima di Bayern-Juve, Mandzukic aveva dichiarato pubblicamente la sua ammirazione per Gigi Buffon, oggi si trova a combatterci fianco a fianco. “È vero – ammette – . Ho avuto un importante contatto con la Juve prima di Euro 2012, ma allora il Bayern si presentò dicendo di volermi nella loro squadra. Avevo giocato nella Bundesliga, il Bayern era il massimo della storia. Sono andato a Monaco, ma tre anni dopo il fato ha voluto portarmi a Torino. Avevo già grande rispetto per questi meravigliosi giocatori prima di arrivare qui. Conoscevo già Barzagli per i giorni passati insieme al Wolfsburg. Gli altri li ho incontrati negli scontri tra nazionali e club. Come ho detto, Buffon era il mio idolo da bambino, con Chiellini ho avuto una dura battaglia, ma ci siamo sempre stretti la mano alla fine della partita. Era duello tra veri uomini, niente pacche sulle spalle o pianti, apprezzo molto questi ragazzi. Conoscevo già mezza Juventus molto bene prima di arrivare, e questo sicuramente mi ha convinto ancora di più ad accettare l’offerta”.\r\n\r\nNonostante le partenze eccellenti dell’estate scorsa, Allegri ha avuto sin da subito fiducia nei nuovi, soprattutto nel bomber croato: “Il mister mi ha dato molto supporto – rivela ancora l’ex Bayern – , e ha espresso fiducia sul mio potenziale. Sapevo che aveva insistito per il mio arrivo, e questo è un fattore molto importante per le decisioni di ogni giocatore. Con questa fiducia mi è stato vicino nel momento difficile, e questo significa molto per me. La prima cosa che ho percepito quando sono arrivato a Torino è la grandezza del club. La Juventus è un’istituzione, ovunque vada ci sono folle di tifosi e ammiratori, i media sono fortemente coinvolti nel club. È logico che una crisi di risultati, dopo quattro anni di dominio, abbia causato molte tensioni e discussioni. Ciò che mi ha affascinato è la reazione del club. I dirigenti sono venuti agli allenamenti, e con la loro presenza hanno immediatamente fatto capire la serietà della situazione. Comunque è stata una presenza discreta, senza panico o confusione, solo un invito al massimo impegno e la necessità di ritornare ai livelli che spettano alla Juventus”, conclude.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni