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Mandzukic chiuderà la carriera alla Juventus

Mario Mandzukic ha deciso di chiudere la carriera alla Juventus e la dirigenza bianconera ne è ben contenta. Nei giorni scorsi, il centravanti che ha compiuto a maggio 32 anni ha detto addio alla nazionale della Croazia con una commovente lettera indirizzata prima di tutto ai tifosi. Consapevole di non poter avere più il vigore fisico di un 20enne, l’ex Bayern e Atletico Madrid ha preferito lasciare spazio alle nuove generazioni croate per concentrarsi solo ed esclusivamente sui colori bianconeri. Un gesto molto apprezzato dalle parti della Continassa, dove si dice sia già pronto un prolungamento di contratto per Mandzukic.

A maggio 2017 il centravanti aveva prolungato fino al giugno del 2020, ma il dg Beppe Marotta con i legali della Juventus sono già pronti ad un ulteriore rinnovo con tanto di ritocco dell’ingaggio. Non c’è alcuna fretta, sia ben inteso, considerato che Mandzukic è sotto contratto già per i prossimi due anni, ma nei prossimi mesi le parti si vedranno per definire tutto. La nuova scadenza sarà giugno 2021, esattamente quando il croato avrà 35 anni. Insomma, a meno di clamorose sorprese il numero 17 concluderà la sua carriera con la maglia della Juve e tornando al suo vecchio ruolo.

Dopo essersi sfiancato e aver dato un grande contributo sulla fascia sinistra nelle ultime stagioni, Massimiliano Allegri ha già confermato di volerlo riportare al centro, ossia il ruolo nel quale ha vinto la Champions League con il Bayern e conquistato la medaglia d’argento ai Mondiali di Russia con la Croazia. Sarà sostanzialmente il vice Ronaldo, nella convinzione che anche il portoghese (33 anni) non potrà giocare tutte le partite e andrà adeguatamente preservato per gli impegni più importanti. Mandzukic ha accettato questo ruolo e dopo essere stato letteralmente folgorato dalla tranquillità di Torino e dalla professionalità dell’ambiente bianconero, ha deciso che la Continassa sarà la casa presso la quale trascorrerà gli ultimi anni della sua carriera.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni