Khedira avvisa il Napoli: “Noi abbiamo 20 giocatori non 11”

Sami Khedira ha le idee chiare sulla lotta scudetto: la Juventus è più forte del Napoli, perché la rosa bianconera è più completa e non ha solo 11 titolari. Il centrocampista tedesco, campione del mondo in carica, è stato protagonista di un evento Porsche ed ha colto l’occasione per parlare di alcuni dei temi più caldi dell’attualità calcistica. Secondo molti tifosi l’ex Real Madrid negli ultimi tempi ha perso smalto, ma Massimiliano Allegri continua a ritenerlo un elemento imprescindibile, uno di quelli la cui esperienza in campo serve anche quando fisicamente non è al top. “È un testa a testa tra noi e loro – dice sulla lotta scudetto tra Juventus e Napoli – , il campionato non è mai stato così eccitante. Per ora hanno un punto in più, ma noi abbiamo una squadra forte, non undici ma venti giocatori e il vantaggio che abbiamo è quello di aver vinto parecchi titoli e di non essere ancora soddisfatti. Abbiamo ancora fame”.

Fame che i campioni d’Italia dovranno mostrare soprattutto in Champions il prossimo 7 marzo, quando ci sarà da andare a fare risultato a Wembley contro il Tottenham. Nonostante il 2-2 dell’Allianz Stadium favorisca i londinesi, secondo Khedira le percentuali di passaggio del turno rimangono equilibrate: “Le probabilità di passare il turno sono ancora 50-50. All’andata non abbiamo giocato bene e loro sono stati più bravi”, ammette il centrocampista della nazionale tedesca.

Khedira: “Non escludo ritorno in Germania”

Da settimane si parla del futuro di Khedira, che ha il contratto in scadenza a giugno 2019. La Juventus sembra pronta a rinnovarglielo per altre due stagioni e il diretto interessato sembra orientato a confrontarsi ancora con il calcio europeo, quello che conta. Le sirene americane, dunque, sono rinviate, ma quelle che potrebbero giungere già a giugno dalla Germania? “Sono ancora relativamente giovane – risponde Sami – , ho ancora un paio di anni di contratto, ma un ritorno in Germania non lo posso escludere”.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni