Juventus-Roma: Rocchi al Processo del Lunedì [Video integrale]

Dopo le anticipazioni del pomeriggio di ieri, in serata è andata in onda l’intervista a cui l’arbitro Gianluca Rocchi è stato costretto in seguito ai fatti di Juventus-Roma. L’Uefa e la Fifa hanno giudicato buono il suo arbitraggio, considerando gli episodi “al limite” e di difficile interpretazione. Rocchi, ai microfoni di Donatella Scarnati, non fa alcuna ammissione di errore, a differenza di quanto scrivono oggi i giornali, ammette solamente che la “gestione anomala” dell’episodio di Maicon – prima dà la punizione e poi il rigore – ingenera nervosismo tra i giocatori in campo.\r\n

Non state tra le settimane più semplici. Ho cercato di metabolizzare quello che era successo – racconta – , stando in famiglia e allenandomi più di prima per cercare di essere pronto per il rientro. Chiaramente non è stato un periodo facile anche perché si è parlato quasi solo esclusivamente di questa partita. Io credo di avere mille difetti ma soprattutto un pregio, di assumermi sempre le mie responsabilità delle cose che faccio. In quella partita mi assumo la responsabilità di aver fatto delle scelte, mi permetta di dirle che sono state scelte difficili. Noi siamo lì per decidere e ho cercato di farlo nel miglior modo possibile, senza ripensamenti o senza dubbi. E’ chiaro che poi quando prendi delle decisioni puoi creare tra i calciatori e nell’ambiente un clima di tensione o comunque un clima di non accettazione. Da questo punto di vista una responsabilità credo di averla”.

\r\nDopo 10 minuti ci sarebbe un rigore su Marchisio e conseguente espulsione di Holebas: se, come dicono i romanisti, Rocchi avesse voluto indirizzare la partita, avrebbe fischiato, invece lascia correre. Da lì in poi, è sembrato arbitrare per “compensare”:\r\n

In Juve-Roma ho sbagliato creando tensioni tra i giocatori. La mia gestione dell’episodio del rigore di Maicon – prosegue – è stata anomala. Diciamo che una gestione non equilibrata della situazione ha creato tensioni tra i calciatori e nei confronti dell’arbitro. Dopo aver rivisto la partita per valutare e rivedere come faccio sempre il mio operato, l’analisi più dura è stata proprio sul quell’episodio. Diciamo che una gestione non equilibrata di quella situazione potrebbe essere questa la chiave di lettura per capire poi cos’è successo durante la partita.

\r\n\r\n\r\nQuanto all’allontanamento dal campo di Rudi Garcia, nessuna remora: anzi, l’allenatore giallorosso si è andato a posizionare dietro la panchina, continuando di fatto ad allenare, senza incappare in alcuna sanzione del giudice sportivo se non in una multa per uso di ricetrasmittenti:\r\n

E’ un gesto che non possiamo tollerare, non regolamentare. Mi è dispiaciuto in quel momento espellerlo perché non fa mai piacere allontanare un allenatore in particolar modo in una gara del genere, ma ho ritenuto corretto farlo. Il primo ad essere dispiaciuto di mandare fuori un allenatore è soprattutto l’arbitro. Io sono lì per applicare il regolamento e non posso permettere un determinato atteggiamento.

\r\nA molti non è andata giù non solo la direzione di gara di Rocchi, ma già la designazione alla vigilia:\r\n

Noi siamo costantemente in contatto via radio, generalmente chi è in posizione migliore da un suggerimento, sempre che l’arbitro lo reputi attendibile e comunque l’ultima decisione spetta all’arbitro ed è sua responsabilità ogni decisione finale che prende. E’ sempre una responsabilità dell’arbitro. Qualcuno avrebbe voluto Rizzoli? Niente di strano, stiamo parlando di un collega che stimo tantissimo e che è il più bravo del mondo. Dispiace perché sembrava che non fossi in grado di farla questa partita quando invece la mia esperienza ce l’ho. Ripeto – dice – , non era la prima volta che arbitro Roma-Juventus e fortunatamente le altre volte era andata decisamente meglio, per cui un po’ mi ha ferito. Però poi alla fine conta il risultato finale. Dispiace che la mia prestazione non sia stata ottimale, da questo punto di vista potevo fare meglio e dispiace per chi ti ha affidato questo incarico. Sinceramente mi è dispiaciuto molto sentire dei giudizi non proprio lusinghieri sulla designazione.

\r\nForse i giocatori in campo avrebbero potuto aiutare di più l’arbitro protestando di meno?\r\n

Diciamo che i calciatori pensano a giocare la partita, il loro compito è questo. Sta all’arbitro riuscire a calmare gli spiriti e a portare la partita su dei livelli di accettabilità. A volte i calciatori potrebbero avere degli atteggiamenti migliori, però questo non sta a me educarli. Io lavoro e penso soprattutto alle mie mancanze ed eventualmente alle mie responsabilità. Moviola in campo? Noi andiamo in campo con gli strumenti che ci vengono consegnati. Noi usiamo la televisione per riguardare le partite ed eventualmente i nostri errori, per il resto non saprei cosa dire su questa cosa. Generalmente riguardo subito una partita che ho arbitrato, in questo caso ho scelto di aspettare qualche giorno per rivederla a mente fredda che si ragiona meglio. La prima cosa che deve fare l’arbitro e essere molto severo con se stesso per crescere nel suo lavoro o altrimenti rifarebbe esattamente gli stessi errori.

\r\nCome dimostrano gli score, Rocchi non ha mai subito la sudditanza psicologica. A precisa domanda della Scarnati, risponde così:\r\n

Se ripenso a come sono andate le cose dopo Juventus-Roma credo che parlare non sarebbe stata una scelta giusta, poi non sta a me decidere. Sudditanza psicologica verso la Juve? Io quando arbitro la Juventus, arbitro una squadra come tutte le altre. Lo testimonia la mia storia, lo possono testimoniare calciatori e dirigenti. Io quando vado arbitrare qualsiasi squadra in serie A o in serie B prendevo la partita alla stessa maniera. Il mio obiettivo quando scendo in campo è di essere il più equilibrato possibile nelle decisioni e non guardo assolutamente il colore della maglia. Le parole di Pallotta? Non mi permetto di giudicare nessuno, ma vorrei invece sottolineare le dichiarazioni del Presidente della Roma perché ha chiesto di abbassare i toni e credo che sia l’atteggiamento giusto. Il mio futuro? Nella carriera di un arbitro ci sono momenti dove le cose non vanno come dovrebbero andare. Credo che la qualità di un arbitro o di un calciatore non dipenda da una partita, ci può essere un momento in cui le cose non vadano come vuoi quindi credo sia giusto avere un momento di riflessione, un momento di pausa, andare su partite di una fascia magari inferiore e se le tue prestazione sono buone e poi tornare a livello alto. Ringrazio i miei colleghi per gli attestati, sono praticamente come una famiglia – conclude – , la parte che ti è più vicina in questi momenti anche perché sanno cosa si prova in questi momenti perché tutti ci sono passati.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni