Juventus-Cagliari 3-0: gli altri blaterano, noi scriviano la storia

Juventus-Cagliari 3-0, festa grande a Torino. Sorvoliamo sull’ennesima prodezza di Pirlo da calcio piazzato. Fingiamo di non aver visto la rapacità in area di rigore di LLorente e il flip-flap morbido-violento con cui Marchisio ha suggellato il 3-0. Qui la reale protagonista del campionato bianconero è stata la mentalità che gli undici in campo hanno espresso costantemente in ogni sfida. Grinta, cuore, orgoglio, sudore; oggi ci si stava giocando la partita della vita, non un match conclusivo a tricolore già intascato. Le miriadi di palle gol create nel primo tempo, la voglia di Tevez di raggiungere quota 20 in campionato, la saldezza con cui Buffon ha murato le poche occasioni imbastite dai cagliaritani; a calcio ci si gioca fino alla fine del torneo.\r\n\r\nQuello che accadrà dopo il campionato, da lunedì in poi, interesserà chi di dovere. Finché c’è da lottare, si combatte tutti insieme. Nessuno escluso. E allora sì, dopo aver evidenziato il fattore in più di questa Juve, puoi focalizzarti sul lato tecnico, sui gol e tutto il resto. Perché se non parti dal principio motore che muove ed innesca la scintilla di questa Juve, ogni discorso calcistico, ogni considerazione personale, diventa superflua. 45 minuti di puro fuoco quindi, un Cagliari mai pervenuto ed un 3-0 già archiviato a ripresa ancora da cominciare. Pogba che inventa e delizia come a tutto lo Stadium piace vedere, Pirlo che la sblocca con una traiettoria avversa alle leggi della fisica, Llorente e Marchisio che insaccano e ruggiscono in barba alle critiche di qualche mese fa.\r\n\r\nDoveva essere una festa per tutti, e così è stato. Il trionfo del lavoro silenzioso e della brama di successi. Dell’unità di gruppo e delle risposte ai detrattori. Di Tevez, Vidal, Llorente e Pirlo. Pogba, Barzagli, Buffon e Chiellini. Marchisio, Bonucci, Lichtsteiner e Asamoah. Caceres, Storari e il resto del gruppo. E’ veramente il tricolore di tutti. Società, staff, tifosi. Tutti. Ma soprattutto, di Antonio Conte. Quell’allenatore che in tre anni ha portato una settima classificata ai fasti di un tempo, da simpatica ormai fuori moda ad odiata dominatrice. Parole, critiche, ne sono state dette di tutti i colori. Dal modulo infruttuoso in Europa alla squalifica per il calcioscommesse. Titoloni su di lui, sul suo lavoro, sulla squadra e su alcuni elementi. Le chiacchiere nauseabondi e ripugnanti di stomachevoli giornalai. Di chi ieri denigrava e puntava il dito dopo il crollo a Firenze, ed oggi cerca posto sul carro dei vincitori. Insulsi ciarlatani, parassiti senza dignità. Ma le parole restano pane per beoni, e volenti o nolenti, le statistiche continuano ad aumentare, con record che si infrangono e ricostruiscono ex novo; 19 vittorie nel giardino di casa propria, miglior attacco e difesa del torneo, terzo scudetto consecutivo accomodato in bacheca, un muro di 102 punti instaurato in classifica; roba che ci si perderebbe un intero giorno ad elencarli tutti. Dunque festeggiate bianconeri, godetevi la festa. Siete di nuovo campioni, di nuovo scudettati. Lasciate il chiacchiericcio agli altri, fateli affogare nella loro frustrazione. Mentre loro blaterano vanamente, noi scriviamo la storia. E la storia si fa con i fatti, non a parole. Terzo scudetto docet.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni