Pagelle

Juve-Spezia 1-0: Locatelli regge il centrocampo, Szczesny decisivo

Il giudizio di Dio sul 14° risultato utile consecutivo della Juventus in campionato

Juve-Spezia 1-0: la difesa tiene, Rabiot il “solito” indolente. Il meglio e il peggio della sfida di ieri.

SZCZESNY 7 – Le ultime uscite lo hanno indispettito. Sia Agua Negras, il cartonato di Tex, che la vendetta di Quercia Rossa, il mensile, sono due storie molto deboli. Le sue urla indirizzate all’attaccante dello Spezia, scambiato per l’autore delle storie, ne sono la riprova: te le paro tutte!

DANILO 6.5 – Adriano Celentano è tifoso dell’Inter, come Ligabue, Vecchioni e Pezzali. Negli spogliatoi è vietato cantarli. Poi ci pensa e chiede: ma chi razzo è Max Pezzali?

DE LIGT 6.5 – Paco Taibo II è uno scrittore che ha molto apprezzato da bambino. Per quei gialli, noir, avventurosi ambientati in Messico, dove ha sempre sognato di giocare. Nel libro Alamo tutto è capovolto. Quello che sembrava vero è falso, i buoni, all’improvviso, diventano schiavisti e Max Allegri, sempre nel libro, non chiede di passarla indietro.

RUGANI 6.5 – Gli amici del dopolavoro calcistico a Castagnole Piemontese, urlano il suo nome a ogni piè sospinto. Si sente la mancanza del fuoriclasse: la squadra è arrivata alle semifinali comunali della briscola a doppia incognita carpiata.

PELLEGRINI 5.5 – Mi chiamo Pellegrini, Luca Pellegrini, vesto sempre Armani, bevo solo vodka martini, agitato non mescolato e gioco al massimo 61 minuti, che non si sa mai.

CUADRADO 6 – Datemi un’idea e vi solleverò il mondo, la mia fascia per un cavallo. Però nell’ultima settimana ha scambiato il take away, con l’all you can eat, lo champagne con l’acqua di colonia, il cross per il tiro e la sciabola con il fioretto e Max Allegri con Max Tortora.

BERNARDESCHI 5 – Rientra, ma il piacere di giocare con i compagni dura pochissimo: la nostalgia dei cocktail sulle Alpi Apuane, le grigliate di fiorentina, alla Pisana, il caciucco alla livornese con l’allenatore, lo rimettono fuori squadra subito.

RABIOT 4.5 – La dea Eupalla gli ha donato un potere; novello Prometeo del calcio è abilissimo nel rompere le palle al tifoso, che ne subisce la ricrescita prima della sua prossima presenza di modo che possa fracassarle di nuovo. Mai visto giocatore così indolente anche quando gioca bene.

ARTHUR 5.5 – Il film Awake (che per sfortuna trovate su Netflix) è brutto. La protagonista sbaglia tutto lo sbagliabile; non ha il tiro, né il passaggio in profondità e ci si domanda perché questo film sia stato prodotto. Per lei la cosa più importante da fare è insegnare alla figlia il retropassaggio anestetizzante iperboreo.

LOCATELLI 6.5 – A scuola gli dicevano: mi metto sulle spalle del gigante e vedo… non Rabiot che si nasconde dietro all’arbitro e nemmeno ad Arthur che, anche nelle partite della Pasquetta, la palla nemmeno la vede.

VLAHOVIC 5 – La buona volontà c’è: ha letto la bibbia, la critica della ragion pura, il principe e le ultime 13 annate di playboy. Eppure non riesce nemmeno a tirare a in porta.

KEAN 5 – Abile nel balletto, nel giardinaggio, nella pesca comparata, nella traduzione, parla 4 lingue e 16 dialetti piemontesi, ed è ambidestro; ma l’unica porta che vede è quella dello spogliatoio.

MORATA 6.5 – Adolfo Celi ha scritto anche poesie, Alvaro Vitali ha recitato con Fellini, Jerry Calà con Marco Ferreri e Renzo Montagnani ha interpretato due capolavori.

ALLEGRI 5.5 – Avevo fame, e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere. Avevo bisogno di un lavoro e, per sfortuna, lo abbiamo dato a te: la stanchezza, il corto muso, i balletti di Kean, i reggiseni imbottiti di Ambra, il sushi del cinese dietro casa, la passione per Furia, a marzo voleremo e facciamo i complimenti alla squadra avversaria, siamo tutti infortunati. Tra giocare bene e non saper fare un contropiede c’è la differenza che passa tra un bambino che va alle scuole medie e 1 che non sa nemmeno leggere le lettere dell’alfabeto.

TENET IN THE DARK – C’è qualcosa che non va. Non darla dietro, continua a farla girare. Erano le urla che macinava l’allenatore, mentre la palla tornava a Szczesny, e nessuno riusciva a muoversi. È l’allenatore che non riesce a farsi capire.

C’è da notare che da qualche partita ha sostituito la parola calma, con pazienza, poi ha detto si prudenza, non potrei vedervi senza, quella vostra autosufficienza, è sicuro coincidenza, questa nostra sofferenza, denotata dall’assenza, di atleti con influenza.

Condividi
Pubblicato da
Alberto Zamboni