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Juve-Genoa: Dybala ricama, ma gli altri attaccanti sono sterili

Il giudizio di dio all’indomani della vittoria della Juventus sul Genoa

Juve-Genoa: il meglio e il peggio visto ieri sera all’Allianz Stadium.

SZCZESNY 6 – Il sogno di tutti i ragazzi degli anni ’70, viene regalato alle loro attempate controparti, con quasi 45 anni di ritardo. Tex e Zagor si incontrano, finalmente. La copertina è una delle cose più brutte mai viste, ma i disegni sono solidi e la storia regge. E poi il buon Tek può leggerla senza mai venire interrotto, nemmeno per sbaglio.

CUADRADO 7 – Sabata era personaggio degli spaghetti western che si differenziava dagli altri perché utilizzava qualsiasi oggetto trovava sulla sua strada per uccidere. Ieri sera Cuadrado voleva crossare teso sul primo palo, ma poi Dio lo ha aiutato e gli ha detto che tutto è possibile; peccato che non abbia parlato con l’allenatore.

CHIELLINI 6 – Giovanni Allevi ride sempre; sorrideva anche quando era costretto a suonare con Jovanotti: ragazzo fortunato e sei come la mia moto. Chiellini fa lo stesso, e festeggiava, invece che chiusure difensive sotto per 1-0, passaggi a centrocampo, laterali, a due incognite (riusciremo a fare il 2-0?)

DE LIGT 6 – Ieri finalmente ha potuto dare sfogo alle sue pulsioni: non solo Elias Canetti, Harold Pinter e Philip Roth; ma anche Ian Fleming, John Le Carré e Wilbur Smith. E tira in porta meglio di Bentancur; ma quello anche mio nipote.

PELLEGRINI 6 – Corre, sbaglia qualche cross come il suo omologo, poi prende un giallo e l’allenatore lo nasconde sotto la coperta.

ALEX SANDRO 6 – Gli eroi della Marvel e della DC comics, raramente vestono alla moda. Chi indosserebbe le mutande sopra i pantaloni, come fanno Batman e Superman? E chi andrebbe in giro a combattere esseri metaumani solo con arco e frecce? Ecco cosa succede a lasciare un terzino sinistro, solo su quella fascia, senza alcun sostituto: giocherà bene solo quando vestirà la terza maglia (e nemmeno).

BENTANCUR 6 – La serie Timeless è stata scritta in un momento di disperazione della rete NBC; pare che in sala di scrittura non ci fosse nemmeno il pupazzo gnappo o le scimmie di Borges (del racconto la biblioteca di Babele). E Rodrigo la riesce a passare lateralmente, a tre metri di distanza, solo sulla destra. Strano che negli ultimi 5 anni alla Juve nessuno gli abbia dato un pallone e gli abbia chiesto di allenarsi.

RABIOT 5.5 – I fischi certo non lo aiutano, e i suoi problemi con l’italiano nemmeno. La calma di cui parla Allegri non si dovrebbe trasformare in catarsi comatosa in cui non vince un contrasto.

LOCATELLI 6 – Allegri lo ha portato in allenamento, gli ha mostrato il campo e gli ha chiesto: un giorno tutto questo sarà tuo, a chi vuoi più bene a me o ad Andre Agnelli? Locatelli lo ha guardato e ha risposto: a Pippo Baudo. Quando dovrà riposare, sarà la fine della stagione per tutti. Anche per l’allenatore.

KULUSEVSKI 6 – Warrior Nun sembrava una serie in bilico tra il trash e il capolavoro, sino al minuto 10; poi diviene una storiella per adolescenti che annoia e che lascia il tempo di chiacchierare con chicchessia. Tanto al massimo cambieranno i vestiti.

BERNARDESCHI 6.5 – Quando cominci a vedere il secondo film di Jason Bourne, sai già che chi lo sfida sta commettendo un errore madornale. E allora ridacchi sotto i baffi perché, malgrado tutto, lui arriverà e spezzerà le corna ai corrotti capi della CIA. Dopo 3 magnifici film in cui il giochino prosegue ottimamente, nel quarto il filo si spezza: la stagista, Alicia Vikander (che sembra abbia 11 anni) fuori ruolo dappertutto (anche in Tomb Raider), non fa altro che riproporre, la stessa idea dei precedenti film, pensando di essere la più intelligente e la più dura di tutte, ma senza averne il carisma. Però fa l’assist.

KEAN 5 – Gli ultimi libri di Camilleri facevano ridere (credo che ci lavorasse un ghost writer). “L’altro capo del filo” è un giallo senza capo e né coda. La polizia archivia per suicidio la morte di un tizio trovato annegato e legato mani e piedi. Nemmeno nei film degli anni 70. E prende un’ammonizione. Genio

MORATA 5.5 – Nel 2012 il mondo letterario era in fibrillazione per l’uscita del nuovo libro evento di Paolo Giordano che, dopo il successo di “la solitudine dei numeri primi”, si aspettava di bissare, con il “corpo umano”. Storia di un gruppo di militari il cui vero nemico era interiore. Migliaia di copie del suddetto capolavoro annunciato sono ancora sulle bancarelle dei libri e della frutta, di tutta Italia. Un chilo di susine e il libro in regalo. Si sbatte, e ci prova, eppure, alla fine non riesce a segnare. Bisognerebbe provare senza tre chili di gel sui capelli, magari corre più veloce.

DYBALA 7 – R Daneel Olivaw è, per Isaac Asimov, il collante dei 3 cicli che ha messo in opera: i Robot, la Fondazione e l’Impero. Crea la legge zero, per eludere le leggi della robotica, e supera le barriere di tempo e spazio vivendo oltre i 20mila anni, e cambiando spesso componenti al suo cervello. Senza Dybala, saremmo imbarazzanti in ogni zona del campo.

ALLEGRI 6 – Hari Seldon è stato il fondatore della psicostoria e del piano Seldon: in un solo millennio (invece che 30) si sarebbe dovuto ricostruire l’Impero. Chiamato a rifondare, non sembra gli abbiano spiegato come farlo. Continua a tergiversare leggendo: un uomo, una donna, un cavallo; un cavallo per amico e a caval donato non si guarda in bocca. I problemi sono i soliti, ma si vince, e allora…

TENET IN THE DARK – (Riavvolgiamo il tempo e cambiamo il passato, consapevoli di ciò che è accaduto nel futuro)

Perché la Juve non fa mai 5 cambi?

Perché l’allenatore non li sa fare.

Non vale l’obiezione: tanto chi hai in panchina?

Il Genoa chi ha in panchina? Eppure ne ha cambiati 5.

Se non si gioca seguendo le regole, non se ne esce.

Se c’è la possibilità bisognerebbe ruotare tutti, per non spremerne solo alcuni. La stagione è lunga e c’è necessità di far giocare chi è più indietro.

Se non ora, quando?

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Pubblicato da
Alberto Zamboni