Inchiesta Juve, Gravina attacca: “Danneggia l’immagine del nostro calcio”

Il presidente della FIGC torna a parlare del caso che sta coinvolgendo i bianconeri, lasciandosi andare ad un commento rivedibile.

Gravina torna a parlare del caso Juve. Il presidente della FIGC commenta le fasi dell’inchiesta e si lascia andare ad un commento rivedibile, soprattutto per come si sta svolgendo il processo.

La Juve si gode qualche giorno di riposo in pace. Dopo aver battuto l’Inter a San Siro, i bianconeri rimettono nel mirino il quarto posto che ora dista solamente 7 punti. Nonostante la penalizzazione, il Milan è vicino e la squadra di Max Allegri pensa seriamente alla rimonta clamorosa. Dopo la sosta ci sarà il rush finale fino al termine del campionato con 11 giornate da giocare al massimo per sperare in un posto in Champions League. Intanto però il pensiero va anche alle questioni extra campo. Il prossimo 27 marzo comincerà il processo ordinario per quanto riguarda l’inchiesta Prisma, in attesa degli sviluppi sul lato sportivo. E proprio di questo ha parlato anche Gabriele Gravina.

Caso Juve, Gravina osserva: “Il sistema FIGC permette tempi rapidi e diritto alla difesa”

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Sulle pagine del Mattino, il presidente della FIGC Gabriele Gravina parla del caso Juve: “Purtroppo ci troviamo ciclicamente ad affrontare momenti di fibrillazione all’interno del sistema che danneggiano l’immagine del nostro calcio. La giustizia sportiva sta facendo il suo corso, non spetta a me entrare nel merito del procedimento”.

Poi osserva: “L’obiettivo della FIGC è l’aver creato un sistema di regole che consenta di arrivare a un giudizio certo in tempi rapidi, sempre tutelando il diritto alla difesa“. Infatti è dovuto intervenire il TAR del Lazio per permettere agli imputati di esercitare il proprio diritto alla difesa, scrivendo testualmente nella sentenza: “è destinato a tutelare non solo le esigenze difensive del ricorrente, ma il più generale obbligo di trasparenza dell’azione amministrativa” riferendosi all’accesso alla famosa nota Covisoc che la FIGC non voleva concedere.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni