Nazionale Italiana

Guerriglia a Genova per Italia-Serbia: prima interrotta e poi sospesa la partita

Tifosi avversari feriti o uccisi, anche a colpi d’arma da fuoco; poliziotti e giornalisti aggrediti o minacciati; incidenti in patria e all’estero: gli ultrà serbi hanno un curriculum da brivido. Gli incidenti provocati ieri sera a Genova in occasione di Italia-Serbia non sono una novità nella storia del calcio della Repubblica ex jugoslava. Stavolta però le conseguenze per la Nazionale di Belgrado potrebbero andare al di là del prevedibile 3-0 a tavolino per gli azzurri. Nell’ottobre 2009 la Fifa minacciò penalizzazioni in caso di nuove violenze da parte dei gruppi più radicali al seguito della Serbia. La maggior parte del tifo organizzato serbo si raccoglie intorno al Partizan e alla Stella Rossa, le due squadre di Belgrado. Ma anche formazioni minori hanno i loro manipoli di teppisti al seguito. Tutti confluiscono sugli spalti nelle partite interne o all’estero della Nazionale. Sempre nell’ottobre 2009 il procuratore generale serbo Slobodan Radovanovic chiese alla Corte costituzionale di Belgrado di mettere al bando 14 gruppi di tifosi estremisti, ritenuti responsabili di violenze e disordini. Solo tra gli episodi degli ultimi due anni spicca la morte, dopo 12 giorni di coma, di un tifoso della squadra francese del Tolosa, aggredito a metà settembre 2009 a Belgrado dagli hooligan del Partizan prima di un match di Europa League. Un sostenitore della squadra serba del Vozdovac venne invece ucciso da un rivale del Rad nel 2009: l’assassino fu condannato a 30 anni di carcere. Nell’aprile scorso un tifoso della Stella Rossa rimase gravemente ferito da un colpo di pistola sparato dentro lo stadio durante la semifinale di coppa di Serbia con L’Ofk. Spesso le violenze degli ultrà vengono connotate politicamente, in quanto la maggior parte degli hooligan appartengono agli ambienti ultranazionalisti serbi. Appena domenica scorsa a Belgrado i partecipanti alla sfilata del Gay Pride sono stati aggrediti da gruppi estremisti, con oltre cento feriti. Anche in questo caso si è parlato di teppisti del calcio. Fra tanti fatti sanguinosi, un episodio certamente di minore gravità: il presidente serbo Boris Tadic nel dicembre 2009 venne multato di 400 euro da un tribunale di Belgrado per aver celebrato bevendo champagne allo stadio la qualificazione della Nazionale ai Mondiali. Aveva violato il divieto di consumare alcool all’interno e nel raggio di un chilometro dagli stadi.

Uno dei giorni più neri della storia del calcio serbo“. Lo ha detto Savo Milosevic, ex calciatore del Parma e della nazionale slava, a commento dei fatti di Genova in occasione del match tra Italia e Serbia, sospeso per le intemperanze dei tifosi ospiti: “Penso che tutto questo non possa essere stato provocato solo dall’animosità contro il portiere. Le cose sono molto più sere e pericolose. Negli ultimi 20 anni lo Stato non ha fatto nulla per stroncare questa violenza“. Durissimo il commento di Tomislav Karadzic, presidente della federazione serba: “E’ uno scandalo quelli che hanno organizzato questi incidenti stanno a Belgrado“, le dichiarazioni riportate dai media serbi. “E’ un attacco allo Stato e lo Stato deve risolvere questo problema“.

Cesare Prandelli commenta con amarezza gli episodi che hanno portato alla sospensione di Italia-Serbia. “Non si gioca, mai vista una roba del genere” ha detto il ct azzurro, sconsolato, nello spogliatoio del Luigi Ferraris, dove il delegato della Uefa ha parlato a lungo con i rappresentanti delle due federazioni prima di ufficializzare la decisione di non giocare la partita. Il ct azzurro ha poi raccontato una scena incredibile, all’arrivo allo stadio Ferraris. Gli azzurri hanno trovato il portiere Stojkovic nel loro spogliatoio, dopo essere l’aggressione dei tifosi serbi al pullman della squadra: “Siamo arrivati e l’abbiamo trovato lì che tremava. Non capivamo, poi l’interprete ci ha spiegato. Era stato minacciato e aveva paura per la propria incolumità. Da quello abbiamo capito che la partita era a rischio, anche i giocatori serbi avevano l’impressione che il comportamento dei loro tifosi fosse organizzato per far sospendere la partita”. “La partita è stata chiusa definitivamente dall’arbitro dopo il secondo lancio di fumogeni – ha confermato Antonello Valentini, direttore generale della Federcalcio – perché ha detto che non riteneva più garantita la sicurezza dei giocatori in campo“.

Emiliano Viviano era vicino alle tribune occupate dai sostenitori serbi quando è iniziato il lancio di fumogeni. “Era impossibile giocare in quella porta – ha spiegato il numero uno azzurro – francamente non mi andava di prendere un fumogeno in testa. Sono cose che nel calcio non dovrebbero succedere, negli spogliatoi ho visto Stankovic piangere, anche i giocatori serbi erano dispiaciuti“. “Tifosi così pericolosi non dovevano arrivare a Genova”. Roberto Massucci, il responsabile per il Viminale della sicurezza della nazionale italiana di calcio, ha commentato così la sospensione della partita tra Italia e Serbia per le intemperanze dei tifosi serbi: “Dai tradizionali canali di collegamento con la polizia serba, non era arrivato alcun segnale sul grado di pericolosità di questi tifosi. Noi per esperienza avevamo predisposto un apparato adeguato, ma mai avremmo immaginato un livello di aggressività così alto”.

Numerosi fumogeni e petardi sono stati lanciati verso le tribune ed il campo, ma Massucci non crede che i controlli siano stati troppo blandi: “L’apparato di sicurezza predisposto dalle autorità italiane è stato adeguato. I controlli sono stati accurati, ma evidentemente chi ha intenzione dolosa di far entrare fumogeni in uno stadio, vi riesce, come dimostrano anche le vicende italiane”. Il commento è arrivato anche da Nicola Tanzi, il segretario generale del sindacato di Polizia Sap “La Polizia ha operato con grande equilibrio e professionalità a Genova – ha detto – L’intervento del personale ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente per colpa di una banda di delinquenti. La questura e i responsabili dell’ordine pubblico hanno operato con grande professionalità”.

Credits: Datasport, Sky.it

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Pubblicato da
Alberto Zamboni