Da Boniperti e Chiusano a Cobolli Gigli e Blanc. Juve mia, del passato quanta nostalgia…

“L’inizio? Non me l’aspettavo proprio, mi chiamò un amico che per me è un secondo padre, il dottor Gabetti dicendomi: cosa ne diresti di fare il presidente della Juve? Risposi io, se lo dici tu sono pronto” Giovanni Cobolli Gigli – intervista al Corriere della Sera del 6 Novembre 2009\r\n”Ricordo che quando papà venne eletto presidente tornò a casa, mi chiamò insieme agli altri due fratelli, ci strinse in un abbraccio forte e poi disse: oggi ho coronato il sogno di una vita!\r\nFu una delle poche volte che vidi le lacrime scorrere sulle sue guance…”\r\nLettera di Francesco Chiusano (figlio di Vittorio) a giulemanidallajuve del 1 Novembre 2009.\r\nCredo che basti confrontare queste due dichiarazioni, per capire il senso di nostalgia che assale il tifoso juventino in questo momento.\r\nLa Juventus è stata per lunghissimi anni vissuta come una passione, un amore immenso da proteggere da tutto e tutti. Non come un’azienda qualunque da gestire e portare all’utile.\r\nOggi purtroppo non è più così.\r\nNei giorni passati ho avuto modo di contattare personalmente quello che forse di più nella storia della Juventus ha incarnato la figura del Presidente, Giampiero Boniperti.\r\nGli ho cordialmente chiesto di intervenire prossimamente nella trasmissione radiofonica “Tutti pazzi per la Juve” e lui pur declinando l’invito è stato di una gentilezza disarmante.\r\nEbbene si, mi sono sentito proprio disarmato dal suo amore immenso per la Juventus.\r\nAvrei voluto dirgli che la sua difesa mediatica dell’avvocato Zaccone è stata sbagliatissima ed è servita solo agli anti-juventini per poter dire “l’ha detto pure Boniperti che meritavate la C…”.\r\nAvrei voluto dirgli che la Juventus ha 112 anni di gloriosa storia, non 100 e che pur non amando la Triade avrebbe dovuto comunque gioire per quella meravigliosa dozzina di anni di successi.\r\nEd invece appena ha scoperto che ero di Roma, ha cominciato a raccontarmi i meravigliosi duelli anni ’80 con Dino Viola.\r\nMi ha completamente rapito, sprizzando juventinità da ogni poro, riportandomi ad un calcio meraviglioso che ormai esiste solo nei ricordi di chi quegli anni ha avuto la fortuna di viverli.\r\nLa telefonata è durata circa 15′, ma fosse dipeso da me mai avrei avuto il coraggio di metter giù quella cornetta.\r\n”La più grande delusione della mia presidenza? La mancata finale di Coppa Italia nell’ultima stagione!!”\r\nNon ci crederete, ma questa non è una dichiarazione di Cellino o Spinelli e nemmeno di Zamparini o Campedelli, ma fa parte sempre dell’intervista rilasciata da Cobolli Gigli al Corriere della Sera.\r\nVi rendete conto?\r\nIl presidente che ha guidato la Juventus al dramma della Serie B. Il presidente dei processi ingiusti e dei scudetti sottratti. Il presidente dei giocatori svenduti e di una squadra distrutta rimpiange una finale di Coppa Italia mancata.\r\nPazzesco.\r\nRitorno alla lettera del figlio del compianto Avvocato Chiusano:\r\n”Papà ha fatto tantissimo per la Juve. La difese all’inizio degli anni ’80 quando scoppiò il calcio scommesse. La difese contro gli insulti di Zeffirelli. La difese in ogni sede, ovunque fosse possibile. Per lui esser juventino voleva dire indossare una maglia, una casacca che si doveva onorare e difendere sempre, mai infangare e insudiciare. Prima di ogni partita importante scendeva negli spogliatoi e in un tono tra l’affettuoso ed il burbero diceva ai giocatori: ricordatevi che dovete onorare la maglia che indossate. Ricordatevi che vi vedono milioni di tifosi. Loro confidano in voi, sperano in voi, hanno pagato e fatto sacrifici per esser qui oggi. Non deludeteli!”\r\nNon difendere la maglia e l’onore della Juve, questo si che è una vera delusione. Altro che mancare una finale di Coppa Italia.\r\nEd arriviamo in merito quindi al neo-presidente juventino.\r\nNell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport del 17 Novembre 2009, Jean Claude Blanc a precisa domanda ha così risposto:\r\nIl giorno del suo insediamento lei ha parlato di 29 scudetti dicendo che al trentesimo metterà la terza stella. Non le sembra un discorso un po’ populista?\r\n”No, assolutamente. Ho detto la verità, ciò che sento nel mio cuore. Il fatto che rispettiamo la sentenza sportiva non vuol dire che la condividiamo. Quindi il prossimo sarà il trentesimo. E nel caso di vittoria in questo campionato metteremo la terza stella sulla maglia”\r\nA questo intervento del neo-presidente bianconero ha pensato bene di rispondere dalle pagine di Libero, Luciano Moggi:\r\n”Blanc insiste sui 29 scudetti. Avrebbe dovuto ricordarsene quando nulla si è fatto per difendere l’onore e la storia della Juve.\r\nNon capisco questa voglia di ricrearsi una verginità, quando ormai l’onore e la storia della Juve è stato sacrificato e dato in pasto a tutti.\r\nBlanc dovrebbe capire che il popolo juventino ha memoria lunga, sa quanto quella storia, carica di gloria sia stata vilipesa dall’attuale società, non potendo avere altro significato quel volersi astenere da ogni difesa nei modi e nei tempi giusti in cui doveva esser portata avanti, ma al contrario, suggerendo anche la condanna, salvo poi fingere di scoprire (così il defenestrato Cobolli Gigli) che nessun illecito era stato accertato (e Zaccone, invece fingendosi oppresso da troppe carte, nessuna delle quali forse era stata letta, parlò di un timore di serie C)”\r\nSu questa diatriba, come non esser assolutamente d’accordo con il punto di vista di Luciano Moggi?\r\nCaro Blanc, se veramente il prossimo scudetto sarà quello della terza stella allora deve andare a riprendersi gli scudetti sottratti dal processo di Calciopoli.\r\nE come detto in questa settimana dall’avvocato Paco D’Onofrio al sito www.ju29ro.com, in caso di assoluzione di Giraudo al processo di Napoli (la sentenza è attesa a breve, entro il 2009) la Juventus  potrà farlo attraverso l’art.39 del Codice di Giustizia Sportiva chiedendo la revisione del processo e la restituzione dei 2 scudetti.\r\nAllora si Presidente che i tifosi crederanno davvero alle sue parole.\r\nFino ad allora, le sue saranno solo ruffianerie e chiacchiere.\r\nChiudo con quanto da lei dichiarato ancora alla Gazzetta.\r\nE’ possibile gestire una società di calcio come una normale azienda?\r\n”Certo. Lo stiamo facendo. Se qualcuno in Italia aveva bisogno di una dimostrazione, siamo noi. Il futuro, anzi il presente è questo. Calcio sostenibile ma competitivo”\r\nMa la Juventus non è un’azienda qualunque. È amore, è passione, è la compagna di una vita.\r\nLa Juve non si gestisce. Si ama!\r\nQuando e se il nuovo corso lo capirà, sarà sempre troppo tardi….\r\n

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Discreti Stefano

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Editorialista web, opinionista tv e speaker radiofonico

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Pubblicato da
Alberto Zamboni