Cronaca di un pomeriggio (bianco)nero

Gli hanno dato quattro gambe, da 50 milioni. S’aggrappano a un “Brazzo”, che non costò un accidenti. Non basta, il gol di Salihamidzic (detto “Brazzo”, appunto) è solo un intermezzo. Contro il Catania l’1-2 è impietoso, la Juventus cola a picco. Termometro ameno 8, Melo 4, di maglia. Esce dopo mezz’ora. Esce tra i fischi, Ferrara gli concede una vera passerella. Non lo sostituisce nell’intervallo. L’omicidio perfetto. Quel che resta è un assalto alla dirigenza. Inizia prima della partita, con lancio di uova contro il pullman della Juventus. Striscioni e cori, in ordine sparso. Lettere da Nord: «Blanc, Secco, Fassone, Patania e i soldi degli Agnelli volano via». L’accusa è diretta, al presidente trino, al direttore sportivo, al direttore del marketing. Il responsabile della biglietteria chiude la rima. Altro avvistamento evocativo: «Andrea Agnelli». Coro 1: «Fuori i coglioni/tirate fuori i coglioni». Coro 2: «Andate a lavorare/ a lavorare». Parte dopo 15 minuti 15. Se ci fosse già Lippi, alla Juve, si sarebbe arrabbiato di brutto. Coro 3: «Come i granata/voi siete come i granata». Onta bianconera. Cori per i grandi assenti: «Giovanni Agnelli» e «Luciano Moggi» e «Pavel Nedved». Amarezza e amarcord.\r\nNon basta? Via con un altro assente. «Se saltelli/muore Balotelli». Ma pure «non ci sono negri italiani». Stavolta la società non interviene, nessun annuncio dagli altoparlanti, solo qualche fischio. I cori sono razzisti e idioti. Il fine è pure peggio: usare il razzismo per punire la società bianconera. Perché seguono petardi e bombe carta, lanciate a un centimetro dagli steward. Tifosi che, a metà del primo tempo, scendono a ridosso della  recinzione. Gli estremi per la squalifica ci sono, la prossima in casa è quella con il Milan. Poi, per non farsi mancare nulla, si rompe pure la tregua con Cannavaro. Se la prendono con lui, perché anche la sua cessione servì a salvare il bilancio di una Juve sbattuta in B. Ma inneggiano a chi contribuì a spedire la Juventus in B. Stranezze di casa Juventus. Cannavaro gioca con onore. Giù il cappello.\r\nVia pure i guanti, quando Felipe Melo esce tra i fischi. Si toglie i guanti di lana nera, ma non stringe lamano a Ferrara. Scivola dritto in panchina. Non un gesto, non una parola con l’allenatore. Le scuse fatte dal mediano una settimana fa, evidentemente non bastano. Melo non parla, neppure nello spogliatoio: più che arrabbiato sembra spaesato, messo k.o. Fuori resta la rabbia di un centinaio di ultrà. Parla una delegazione di cinque capi. Prima con Chiellini, ma per lui hanno solo parole di incoraggiamento. E una domanda: «Come fai a giocare con questi pezzi di merda?». L’incontro prosegue con il d.s. Secco e Trezeguet. Pure per il francese c’è una domanda: «David, tu hai mangiato con noi la merda della B. Come fai a stare con questi che ridono dopo essere stati cacciati dalla Champions?». Diego ora non ride più, il suo compagno Melo dice: «Ora devo staccare la spina, al mio ritorno ne parleremo». Vola in Brasile, ci resterà fino a Santo Stefano. A Torino fa meno 8, questa non è una Juve da brasiliani.\r\n(Credits: Gazzetta dello Sport)

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Pubblicato da
Alberto Zamboni