Infortuni Juventus

Chiesa ancora out: ma non si era “fermato in tempo”?

Infortunatosi contro l’Atalanta il 18 aprile, Chiesa sarebbe dovuto rimanere fuori solo una settimana

Il protrarsi dell’assenza di Federico Chiesa è una brutta tegola per la Juventus di Andrea Pirlo. L’esterno d’attacco è stato indubbiamente uno dei migliori in questa stagione e quando non hai un gioco e un’anima puoi solo sperare di avere sempre a disposizione gli uomini decisivi. Fin qui Chiesa ha messo insieme 41 presenze condite da 13 gol e 11 assist. Un bottino importantissimo e che ha contribuito a reggere in piedi una baracca con fondamenta tutt’altro che solide.

Chiesa: i tempi di recuopero si sono allulngati

Infortunatosi il 18 aprile scorso, al 58’ di Atalanta-Juventus, sembrava che il ko dell’ex viola non fosse così grave. “Si è fermato in tempo” si è detto nell’immediato post-partita, lasciando intendere che si trattasse di un infortunio di lieve entità. Dal comunicato ufficiale del giorno dopo è emersa una “una elongazione a carico dei muscoli ischio-crurali della coscia sinistra” che ha portato a stimare i tempi di recupero in una settimana.

Nessun rischio a Udine

In buona sostanza, Chiesa avrebbe dovuto saltare il turno infrasettimanale col Parma e la trasferta da ex contro la Fiorentina, invece, il KO si è già protratto oltre il 15 giorni (non è la prima volta in stagione che un infortunio in casa bianconera vede allulngarsi i tempi in corso d’opera). Nei giorni scorsi sembrava che il suo rientro fosse imminente, ma ieri ci ha pensato mister Pirlo a spegnere ogni entusiasmo, annunciando che il ragazzo aveva svolto molto poco lavoro col gruppo. Non abbastanza per scendere in campo senza rischi di ricadute, insomma. La sua assenza oggi contro l’Udinese sarà pesante, ma questa Juve deve essere in grado ugualmente di fare risultato alla Dacia Arena senza scusanti. Da domani si penserà al Milan e si spera che Chiesa per il big match dell’Allianz Stadium torni a disposizione. C’è bisogno di tutti in questo finale “inaspettato”.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni