Calcioscommesse, potevano non coinvolgere anche la Juventus?

Ci sono Inter e Juventus, squadre di fascia media come la Fiorentina e formazioni che hanno lottato per la salvezza o sono retrocesse, dal Chievo al Bologna, dal Bari al Brescia, dalla Sampdoria al Lecce: nelle carte dell’inchiesta sul calcioscommesse, che ha già terremotato il mondo del pallone italiano e portato all’arresto di Beppe Signori, non ci sono prove sul coinvolgimento della serie A, ma le ombre sul torneo più importante emergono dalle decine di telefonate intercettate tra i 16 arrestati, responsabili secondo la procura di Cremona di aver combinato «senza ombra di dubbio» diverse partite dei campionati di B e Lega Pro.\r\n\r\nUn «secondo livello» che si occupava della serie A, e nel quale non è escluso vi possa essere il coinvolgimento della criminalità organizzata: investigatori e inquirenti che hanno scoperchiato l’ennesimo scandalo del pallone, hanno ben chiaro dove potrebbe portarli l’indagine sulle scommesse che ha già consentito di appurare quanto i campionati di B e Lega Pro siano stati falsati. Ma al momento non hanno le prove.\r\n\r\nBloccato il meccanismo, dunque, l’obiettivo è ora quello di ricostruire con precisione cosa è accaduto in questi sei mesi e, soprattutto, in quelli precedenti la denuncia dell’amministratore delegato della Cremonese Sandro Turotti, che ha dato il via all’indagine. Perché, è la convinzione di chi indaga, il sistema era ben collaudato e funzionava da tempo. Ci sono situazioni, scrive non a caso il gip Guido Salvini nell’ordinanza con cui ha disposto l’arresto per 16 tra calciatori, ex calciatori, titolari di agenzie di scommesse e scommettitori, «che pongono dubbi e implicano verifiche». Vi è, in sostanza, «l’esigenza di ricostruire quali altre partire siano state truccate» da un «meccanismo oliato» alla perfezione.\r\n\r\nAltre risposte importanti gli inquirenti le attendono sia dalle verifiche avviate sui flussi di denaro in entrata e in uscita sui conti degli indagati, anche per capire se determinati stock di soldi abbiano una provenienza illecita, sia dagli accertamenti su ricevute di scommesse, pc e assegni sequestrati ieri nelle abitazioni degli arrestati. La speranza è che saltino fuori i collegamenti, o meglio ancora i nomi, di personaggi fin qui rimasti nascosti. Certo è che, ragiona un investigatore, se dovesse venire veramente alla luce l’esistenza di un «secondo livello» che coinvolge la serie A, allora non si può escludere il coinvolgimento della criminalità organizzata.\r\n\r\nSono comunque decine i riferimenti, le mezze parole e i contatti che riconducono alla A: alcuni soltanto accennati, altri più diretti. Come quelli relativi a Inter-Lecce e Brescia-Bologna, le due partite su cui si sono concentrate finora le attenzioni degli inquirenti. Quest’ultima è quella ritenuta più interessante, vista la precisione con cui il 25 marzo (la partita si giocò il 2 aprile), Diego Bassi (definito nell’ordinanza informatore amico del ds della Nocerina) indica all’ex giocatore Gianfranco Parlato il risultato esatto di 4 incontri, tra cui appunto Brescia-Bologna (3-1). La sfida di San Siro viene invece citata in diverse telefonate come quella del 19 marzo tra Marco Paoloni, il portiere della Cremonese e poi del Benevento, e Massimo Erodiani, considerato uno degli uomini più importanti della “cricca” del pallone. Erodiani annuncia a Paoloni che «gli zingari» hanno «messo un vincolo» e cioè «vogliono vedere almeno due attori», dunque due giocatori del Lecce. Incontro che non si sa se va in porto.\r\n\r\nCosì come non ci sono al momento prove del coinvolgimento dell’attaccante salentino, Daniele Corvia, chiamato in causa più volte. La prima è in una telefonata del 19 marzo, in cui Erodiani risponde a Francesco Giannone (uno degli arrestati). «Quanti ne abbiamo noi?» chiede Giannone; «c’abbiamo pure l’interlocutore…è Corvia», risponde Eroriani. Il giorno dopo, sempre Erodiani, dice a Antonio Bellavista (ex capitano del Bari, anche lui arrestato) che «lui mi ha presentato Corvia». E aggiunge: «m’ha chiamato Corvia capito?…ha detto…stai tranquillo, stai tranquillo». E poi: «con Corvia ieri c’ho parlato…quando abbiamo parlato io e te».\r\n\r\nIl Bari lo chiama invece in causa proprio l’ex capitano Bellavista, in due occasioni. La prima è una telefonata con Erodiani del 20 marzo: «Io faccio una cosa per esempio – dice -… con uno del Bari…eh io ci rimetto…cioè io poi sono io che devo recuperare i soldi con questo qua». Quello stesso giorno, inoltre, Bellavista parla con un suo amico scommettitore, Fabio Daledo. «Prima di chiudere la conversazione – scrive il Gip – Bellavista, ex calciatore del Bari, riferiva che era già stato chiamato da alcuni giocatori di quest’ultima squadra ma essendo il campionato fermo per un turno non poteva fare nulla».\r\n\r\nGli arrestati vantano – o millantano – anche contatti con diverse squadre di A. Il 7 febbraio, ad esempio, Marco Pirani dice al solito Erodiani, che gli chiede la maglia di Pazzini, che «con l’Inter non c’ho problemi…te basta che mi dici…voglio venire quando vai su…». Pirani afferma anche di avere ottimi rapporti con la Fiorentina: «vado a vedere la partita a Firenze che m’ hanno invitato…io…io conosco bene Della Valle hai capito? bene bene».\r\n\r\nA parlare della Juve sono invece i soliti Erodiani e Paoloni che mentre discutevano di possibili guadagni «si aggiornavano – scrive il Gip – su alcune scommesse che avevano riguardato l’anticipo della Juventus non andate a buon fine». E sono ancora Erodiani e Paoloni a citare il Chievo. Il primo in una conversazione con Giannone («l’hanno scorso ho fatto il Chievo a Milano»), il secondo in un messaggio proprio a Eridiani: «Massi, mi metti live 500 su 1 x di Chievo e Sampdoria». Antonio Bellavista e Gianfranco Parlato chiamano invece in causa il capitano gialloblù, Pellisier. Avviene l’11 marzo, quando il primo chiede al secondo di metterlo in contatto con il «Pelli» giocatore del «Chievo Verona» perche «gli zingari pagavano anche 400mila euro per questa partita».\r\n\r\nSe si tratti di millanterie o reali interventi per condizionare anche la A, saranno le indagini a dirlo. Certo è che il quadro non è proprio limpido, come annota il giudice Salvini riportando la telefonata tra Bellavista e il suo amico Daledo del 20 marzo 2011. «Bellavista chiedeva le quote ufficiali sulle vincite della partita Inter-Lecce – scrive – e, nella circostanza, gli comunicava che questi ultimi erano soliti vendere le partite, in quanto già con il Brescia avevano raggiunto l’accordo».\r\n\r\nIntanto la collaborazione tra la procura di Cremona, competente sul nuovo filone di calcioscommesse, e quella della Figc è già ufficialmente cominciata. Il procuratore federale Stefano Palazzi ha infatti telefonato al pm Roberto Di Martino per chiedere l’invio al più presto a Roma degli atti dell’inchiesta che scuote il mondo del calcio italiano.\r\n\r\n«Io mi sento pulito», commenta il portiere del Bologna e della nazionale, Emiliano Viviano, commentando le intercettazioni dello scandalo scommesse nelle quali si parla del risultato di Brescia-Bologna. «Avete sottolineato tutti che per mesi non prendevamo lo stipendio, eravamo un esempio. E allora ci andavamo a sputtanare cosi?…». Il giovane portiere rossoblù ha poi esteso la difesa a tutta la squadra. «Brescia-Bologna fu semplicemente una partita in cui giocammo male – ha raccontato, uscendo dagli spogliatoi della nazionale a Modena – C’era stato un flusso di giocate anomale, e questo lo sapevamo anche prima. È giusto che ci sia un’inchiesta, ma è stato tutto normale. Da parte mia mi sento pulito. Noi del Bologna ci sentiamo puliti».\r\n\r\nCristiano Doni: sono estraneo. In un breve comunicato, il capitano nerazzurro si dice estraneo ai fatti che gli sono contestati: «Alla luce delle notizie di stampa relative ad un suo coinvolgimento nelle indagini di Cremona – si legge nella nota – Cristiano Doni, nella certezza di aver sempre agito nel rispetto delle regole, ripone la massima fiducia negli organi di giustizia ordinaria e sportiva che è certo appureranno la sua assoluta estraneità a ogni fatto in contestazione».\r\n\r\n«Lo scandalo scommesse? Ce la mettiamo tutta per cercare di trasmettere i valori giusti, ma ci sono troppe tentazioni e a me hanno insegnato che quando vuoi arrivare a dei guadagni facili alla lunga paghi. Il messaggio che dobbiamo dare è che i soldi bisogna sudarseli, guadagnarseli e avere il rispetto di tutti». Così Cesare Prandelli, ct dell’Italia, commenta lo scandalo. «Fa veramente male – dice Prandelli alla vigilia di Italia-Estonia -, ma siamo abituati negli ultimi anni a svegliarci la mattina e trovare scandali in tutti i campi. Anche due milioni di case fantasma sono uno scandalo. Ma il nostro mondo ha sicuramente subito questa ferita. Passione tradita? No, io non mi sento tradito, perché il mondo del calcio è fatto al 99,9% di entusiasmo e grandi valori. Una percentuale minima di stupidi non fa testo», conclude Prandelli.\r\nE intanto spunta anche il nome di Daniele De Rossi in un’intercettazione in cui Marco Paoloni, portiere della Cremonese e poi del Benevento, parla dell’incontro Genoa-Roma, perso dai giallorossi 4-3 dopo esser stati in vantaggio per 3-0. Partita nella quale, però, De Rossi non giocò in quanto squalificato. La telefonata si troverebbe negli allegati agli atti dell’indagine e nelle migliaia di intercettazioni che non sono state depositate, e al momento non è stata ritenuta rilevante dagli inquirenti secondo i quali si tratterebbe anche in questo caso di un millantato credito da parte di Paoloni che voleva far credere ai suoi interlocutori, come in occasione di Inter-Lecce, di poter influire su giocatori e società importanti. Paoloni è in carcere per aver combinato diversi incontri e aver sostenuto di poter condizionare alcuni giocatori del Lecce affinché perdessero con tre gol di scarto la partita con l’Inter. La Roma, interpellata sulla vicenda, ha detto di non voler commentare la notizia, avendo però informato il giocatore delle voci che circolavano sul suo nome.\r\n\r\nCredits: Il Messaggero\r\nFracassi Enrico

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Pubblicato da
Alberto Zamboni