Calciopoli, sim svizzere: indagato De Cellis, ecco perché

Calciopoli: Teodosio de Cillis è stato rinviato a giudizio per falsa testimonianza. Si tratta del titolare della rivendita di Chiasso, presso la quale alcuni imputati del processo di Calciopoli si sarebbero riforniti di sim svizzere. La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata dal pm di Napoli Raffaele Tufano in seguito ad una denuncia sporta dall’ex arbitro Tiziano Pieri, oggi commentatore in Rai.

A svelare alcuni retroscena della vicenda, ci ha pensato Nicola Penta, consulente informatico di Luciano Moggi e di altri imputati del processo di Calciopoli. L’ipotesi che fa Penta è gravissima: De Cillis, infatti, avrebbe fornito agli inquirenti un elenco di sim svizzere delle quali non esiste alcuna registrazione ufficiale. I numeri, dunque, possono essere stati indicati a casaccio oppure suggeriti da qualcuno per inguaiare qualcun altro. E chi aveva l’interesse di inguaiare Moggi, arbitri e altri dirigenti del calcio italiano? Ecco quanto scrive Nicola Penta su Facebook:

Un giorno fui chiamato da Tiziano Pieri, ex arbitro imputato in Calciopoli, condannato in 1° grado nell’abbreviato, il quale mi chiese di aiutarlo in attesa del processo di appello. Gli dissi che la sua posizione era molto a rischio, vista anche la sua difesa che era apparsa troppo accondiscendente alla Procura. Quindi gli suggerii per prima cosa di cambiare i suoi difensori, insufficienti a mio parere anche a livello tecnico, e che i nuovi avrebbero dovuto seguire la mia strategia difensiva. Così andò. Dopo vari incontri, lette attentamente le carte, ritenni opportuno denunciare il summenzionato italo svizzero, il quale mentì spudoratamente su vari fronti. Primo fra tutti, il luogo della consegna dei documenti contenenti i numeri delle sim, presumibilmente attribuite ad arbitri assistenti e designatori. Si trattava di un semplice foglio (a breve lo posterò) – lo trovate in calce, ndr – dove venivano indicati appunto i numeri con tanto di prefisso svizzero. Il problema però è che questi numeri non se li era segnati da nessuna parte, dato che erano sim non registrate, o meglio, come da lui stesso dichiarato, intestate a suo padre e poi gettate via. Quindi in questo foglietto, poteva scrivere i numeri che voleva, senza essere smentito perché non c’era la possibilità di confutarlo. Ora, dato che durante la sua testimonianza mentì, tanto che la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per averlo fatto ripetutamente sotto giuramento in dibattimento, e non davanti ai pm, è altrettanto logico che mentì anche riguardo al famoso elenco che sicuramente gli fu suggerito. Ora non si scherza più.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni