Interviste

Buffon a Tiki Taka: “Non scambierei scudetti con una Champions”

Gianluigi Buffon, capitano della Juventus, è stato ospite ieri sera di Tiki Taka, trasmissione condotta da Pierluigi Pardo su Italia 1. Il numero uno bianconero celebra ovviamente l’impresa della sua squadra, che ha ottenuto lo scudetto al termine di una grande rimonta: “Questo Scudetto è stato quello che ha mostrato le vere qualità della Juve, degli uomini che compongono la Juve, dei giocatori che la rappresentano. Mai come quest’anno – continua – penso ci fosse veramente bisogno di una squadra con delle peculiarità precise cioè la voglia di sorprendere ancora, la voglia di non accettare un destino che sembrava segnato all’inizio e che poteva far parte anche di una normale annata di transizione dopo 4 anni di vittorie, avendo cambiato 10 giocatori, tre dei quali determinanti per qualità tecniche e morali”.\r\n\r\nL’inizio è stato da film horror, con molti addetti ai lavori a chiamare fuori i campioni d’Italia in carica dalla lotta scudetto: “Da ultima della classe, la molla psicologica è stata quella: capire che sarebbe stato da presuntuosi pensare a Inter, Roma e Napoli quando la realtà diceva altro. Ci dovevamo sporcare le mani e andare fino in fondo a questo secchio di fango per cominciare a reagire e tornare nelle nostre zone di competenza. Ma non è cambiata a Sassuolo, per farla cambiare ci vogliono tantissimi ingredienti e non solo delle parole, che rimangono astratte. Servono gli uomini che hanno voglia di recepirle”.\r\n\r\nLa vittoria nello scontro diretto con il Napoli allo Stadium, ha decretato il sorpasso psicologico sui partenopei: “Eravamo dietro di due punti – prosegue Buffon – , vedendo il calendario e l’abitudine a gestire determinati momenti di tensione, anche se fossimo rimasti sotto di due punti non sarebbe cambiato molto. Se avessimo perso saremmo scesi a -5 e a quel punto, anche per l’entusiasmo del Napoli, avremmo fatto fatica a recuperare. Il Napoli ha avuto una crescita esponenziale, soprattutto a livello difensivo: il lavoro dell’allenatore si è visto. La Roma era accreditata per vincere il campionato, soprattutto visto il nostro avvio, invece si è un po’ persa strada facendo”.\r\n\r\nPeccato per la Champions League: è l’unico trofeo che manca a ‘SuperGigi’, che però non ne fa un assillo: “Inconsapevolmente quest’anno siamo andati più vicini rispetto all’anno scorso: se avessimo superato il Bayern lo scoglio principale sarebbe rimasto il Barcellona, con le altre ce la saremmo giocata alla pari se non da favorito. Col senno di poi, sarebbe stata una bella occasione. Quanti Scudetti cambierei per una Champions? Zero. Alla fine se ne ho festeggiati nove e ho vinto zero Champions significa che ho dato per arrivare a questi obiettivi. Per me la Champions non è un’ossessione, ma una bellissima avventura, che mi dà grande entusiasmo ogni anno. Sono emozioni che vale la pena di vivere”.\r\n\r\nIl merito della grande stagione, per la quale c’è ancora da giocare la Coppa Italia, è comunque anche di Massimiliano Allegri, quest’anno letteralmente trasformato rispetto al suo primo anno in bianconero. “Mi ha colpito molto il cambiamento che ha avuto quest’anno – dice Buffon del mister – , l’impatto sullo spogliatoio da inizio novembre in poi. Se abbiamo fatto questa grande rimonta è dovuto al fatto che lui secondo me ha stravolto un po’ quello che era il suo modo di gestire lo spogliatoio. I singoli? Pogba è un avatar prestato al nostro campionato. Io uno strapotere tecnico, fisico e di personalità come il suo l’ho visto davvero in pochi giocatori nella mia carriera. Bonucci è il più grande regista difensivo in circolazione, Barzagli l’eroe pagano dello Stadium: non va in copertina ma di lui la gente si innamora. Chiellini? È il nostro frustatore, da bambino lo avrei preso sempre in squadra. Pjanic? Un avversario di grandissimo valore, uno dei più grandi talenti in Italia in questo momento”.\r\n

Buffon, la Coppa Italia e il futuro

\r\nInfine una battuta sulla finale di Coppa Italia di sabato prossimo e sul suo futuro dopo aver appeso i guanti al chiodo: “Temo il Milan perché veniamo dalla partita di San Siro in cui abbiamo vinto ma hanno dimostrato che in una partita singola possono mettere in difficoltà chiunque. Poi hanno 13-15 giocatori che vanno dal primo al terzo-quarto posto, ha una rosa di grandissimo valore e da rispettare. Non dovrò avere fretta, ma il mondo del calcio è quello che conosco meglio. Allenatore? Mi sembra troppo dispendioso dal punto di vista mentale, penso di aver già dato abbastanza. Dirigente? Si vedrà”.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni