Beccantini: “Juventus, meglio con Ranieri”

E così sono quattro, quattro sconfitte nelle ultime cinque partite: Bordeaux, Cagliari, Bayern, Bari. La Juventus sa battere «solo» l’Inter. In attesa che Mourinho ritrovi la parola a Bergamo, dove la scorsa stagione conobbe la più cocente delle cadute, e in vista di Milan-Palermo, sfida dalla quale Leonardo potrebbe ricavare la sesta vittoria consecutiva, Ciro Ferrara deve far fronte a una crisi che si allunga ben oltre le flessioni che avevano scortato la gestione di Ranieri. Il bilancio negativo, dopo aver contaminato la Champions, invade la classifica: tre punti in meno rispetto a un anno fa. Alla sedicesima, la Juve le aveva suonate al Milan di Ancelotti: 4-2, doppietta di Amauri. Sì, Amauri.\r\nNon manca l’impegno: e, nel primo tempo, neppure una bava di gioco. Manca la scintilla. Avrebbe meritato di più, la Juve. L’hanno affondata un pisolo di Marchisio, un rigorino dubbio e un erroraccio di Diego in capo a un altro penalty un po’ meno vago (ma solo un po’). Laser ci cova, pare: non proprio il massimo della sportività. Dalla buca di Maspero nel derby di Salas al raggio verde del San Nicola: c’est la vie, chioserebbe Blanc.\r\nCiliegina sulla torta, il gol e la partita di Almiron, l’ex meno rimpianto della storia bianconera. Invocare le assenze, viste le defezioni degli avversari, sarebbe indelicato. Il Bari di Ventura sprigiona un contropiede manovrato da applausi, come dimostrò a San Siro contro l’Inter e, soprattutto, il Milan. Nella Juve, l’orologio sembra essersi fermato: riecco a voi Poulsen e Tiago, le travi che la società non riuscì a vendere, a differenza di Marchionni e Zanetti, «regalati» a Firenze. Il rombo e il sacrificio di Del Piero & Camoranesi hanno prodotto quantità, non qualità.\r\nAl Bari è andato tutto bene, alla Juve tutto male: il dettaglio spiega (in parte) il risultato, non il periodaccio della squadra. Che, da come ha ringhiato, non sembra voler «licenziare» Ferrara.\r\n\r\nLeggi la rubrica di Roberto Beccantini su “La Stampa”

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Pubblicato da
Alberto Zamboni