Agnelli condanna striscione contro Superga: “Supremazia del tifo non su tragedie altrui”

La partita di Donetsk è estremamente importante, non è ancora tempo di fare bilanci, visto che mancano ancora questa gara e tre di campionato prima della sosta, ma è chiaro ed evidente che vada affrontata con la giusta determinazione e cattiveria. E’ una partita che può dare due risultati estremamente diversi la vetta del girone oppure, se non viene affrontata in maniera corretta, ci può vedere eliminati“. Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, si esprime così a margine dell’iniziativa “Gioca con Me”, presentata in queste ore a Torino. Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti, il numero uno di Corso Galileo Ferraris ha aggiunto che “concentrazione, determinazione e rabbia devono assolutamente essere forti per ottenere un risultato che può permetterci di andare avanti e di sognare ancora in questa manifestazione che ci sta molto a cuore”.\r\n\r\nA chi gli fa notare che a decidere il derby siano stati due giovani della ‘cantera bianconera’, Agnelli risponde:\r\n

Vincere un derby grazie a due ragazzi cresciuti nel nostro vivaio, Marchisio e Giovinco, è per noi motivo di grandissima soddisfazione. L’aspetto più positivo di sabato sera è stato che dalle dieci e mezza di sera metà dei miei amici non li ho più sentiti. Grazie a Marchisio, che ha già venti anni di Juve alle spalle e fa un certo effetto, e Giovinco, è stata una bella serata

\r\nInfine, la condanna senza se e senza ma dello striscione contro i morti di Superga:\r\n

Credo che la supremazia del tifo non si manifesti ricordando le tragedie altrui. Sono striscioni che generalmente vedo esposti in tutti gli stadi d’Italia con insulti gratuiti assolutamente da condannare. Spiace vederlo perché l’ambiente di uno stadio lo si nota dalla curva, sono loro che riescono a dare personalità all’interno di uno stadio. Ma credo che la supremazia del tifo non si manifesta ricordando le agendine altrui. Le tragedie, per quanto mi riguarda, non hanno fede.

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Pubblicato da
Alberto Zamboni